Uomo disperso in mare è riuscito a sopravvivere per 438 giorni mangiando cibo immaginario

Matteo Cicarelli

19 Gennaio 2023

Uomo disperso in mare è riuscito a sopravvivere per 438 giorni mangiando cibo immaginario
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La pesca è una pratica amata da tante persone perché permette di isolarsi, stare da soli con i propri pensieri e di rilassarsi in attesa che qualche pesce abbocchi all'amo. In quelle occasioni, la mente comincia a navigare con la fantasia, arrivando anche a creare scenari meravigliosi e mai visti.

Si sostiene che la forza dell'immaginazione non abbia eguali, questa è stata la fortuna del pescatore protagonista della vicenda, che grazie alla fantasia è riuscito a sopravvivere per 438 giorni alla deriva mangiando cibo immaginario. Vediamo meglio cosa è accaduto.

via Indy100

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Pexels - Not the actual photo

Josè Salvador Alvarenga è un pescatore salvadoregno, che però ha vissuto moltissimi anni in Messico, ma soprattutto è un uomo che è stato in grado di resistere per 438 giorni alla deriva. Una prova non solo di resistenza fisica, ma anche mentale. Un'impresa impossibile da superare, ma, come lui stesso afferma, ci è riuscito grazie alla forza della propria immaginazione.

Josè si era avventurato in una battuta di pesca in Messico, presso la costa Azul. Si trovava a poche miglia nautiche dalla costa, quando è stato sorpreso da un forte tempesta che lo ha trascinato a largo. Da quel momento in poi, sono iniziati i suoi 14 mesi di sopravvivenza. Durante tutto quel periodo ha tentato di farsi notare da almeno 20 navi che gli sono passate vicino, ma tutto è risultato vano. Il cibo era scarso, riusciva a mangiare qualche pesce catturato di tanto in tanto, ma nonostante ciò ha affermato di aver avuto, in quel periodo, i migliori pasti della sua vita.

Jose Salvador Alvarenga człowiek oceanu/Facebook

"È stato un periodo difficilissimo, che sono riuscito a superare, ma devo ammettere che è proprio in quel lasso di tempo che ho mangiato il miglior cibo della mia vita. Questo è stato possibile grazie alla mia immaginazione". La fantasia ha, proprio, salvato Josè, perché gli ha permesso probabilmente di "assaggiare e gustare" i suoi pasti preferiti.

"Ero solo non sapevo cosa fare, la noia e la solitudine potevano prendere il sopravvento. Quando vedevo passare uno squalo piangevo meno, era qualcuno con cui parlare, era l'unico modo per far trascorrere il tempo".

L'immaginazione e la speranza sono stati i motori che gli hanno permesso di resistere e sopravvivere da solo in mezzo al mare.

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