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Morbo di Alzheimer: al via la sperimentazione…
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Morbo di Alzheimer: al via la sperimentazione di uno spray nasale che potrebbe proteggere neuroni e ricordi

17 Ottobre 2022 • di Francesca Argentati
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Il morbo di Alzheimer è una forma di demenza che si sviluppa lentamente e progredisce in maniera graduale, colpendo la memoria, il pensiero e il comportamento. I sintomi peggiorano con il tempo, fino a rendere i momenti di lucidità e autoconsapevolezza sempre più sporadici, compromettendo lo svolgimento delle più semplici attività quotidiane. Non esiste una cura definitiva, tuttavia i ricercatori hanno messo a un punto un sistema che potrebbe contrastarlo: la cosa sorprendente è che non si tratta di un trattamento invasivo o particolarmente complesso, ma di un semplice spray nasale. Cerchiamo di capirne di più.


Si può guarire una malattia degenerativa con un semplice spray nasale? È quello che stanno tentando di fare alcuni ricercatori della Fondazione Irccs Istituto Neurologico Carlo Besta insieme all'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, sperimentando il trattamento sui roditori per verificarne l'efficacia.

Il team ha elaborato una molecola che dovrebbe essere in grado di inibire l'accumularsi della proteina responsabile della demenza, la beta amiloide, tutelando così i neuroni dal morbo. Lo studio per la realizzazione dello spray per combattere l'Alzheimer è in corso da alcuni anni e l'autrice di un precedente studio, Suzanne Craft, professoressa di gerontologia e geriatria presso la Wake Forest Baptist, aveva dichiarato: “Si tratta di una malattia devastante, per cui anche piccoli vantaggi terapeutici hanno il potenziale di migliorare la qualità della vita e ridurre significativamente l’onere complessivo per i pazienti, per le famiglie e per la società.”

I neurologi dell'Istituto Neurologico Carlo Besta, Fabrizio Tagliavini e Giuseppe Di Fede, hanno spiegato: “Gli esperimenti hanno dimostrato che la somministrazione per via intranasale del peptide, in una fase precoce della malattia, è efficace nel proteggere le sinapsi dagli effetti neurotossici della beta amiloide oltre che nell’inibire la formazione di aggregati della stessa proteina, responsabili di gran parte dei danni cerebrali nell’Alzheimer, e nel rallentare il deposito della beta amiloide sotto forma di placche nel cervello."

Gli esperti hanno aggiunto: "Inoltre, il trattamento sembrerebbe non indurre eventi collaterali che derivano da un’anomala attivazione del sistema immunitario, riscontrati in altre potenziali terapie per l’Alzheimer. Questi effetti multipli costituiscono pertanto una combinazione apparentemente vincente nell’ostacolare lo sviluppo della malattia nei topi.”

Infine, a convalidare l'utilizzo positivo dello spray, in termini economici, è il biochimico Mario Salmona dell'Istituto Mario Negri: “Gli ulteriori vantaggi di questa strategia riguardano i bassi costi di produzione del piccolo peptide, in confronto agli elevatissimi costi di altri approcci terapeutici potenziali per l’Alzheimer come gli anticorpi monoclonali, la semplicità e la scarsa invasività del trattamento per via intranasale, peraltro già usato con successo per altre categorie di farmaci.”

Insomma, un trattamento semplice, alla stregua di quello utilizzato per un banale raffreddore potrebbe arginare la perdita dei ricordi e apportare una qualità di vita migliore a tutti i pazienti affetti da Alzheimer. Che ne pensi?

Tags: ScienzaSaluteMedicina
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