Gli scienziati riportano in vita una pianta di 32.000 anni fa sepolta sotto il permafrost - Curioctopus.it
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Gli scienziati riportano in vita una pianta di 32.000 anni fa sepolta sotto il permafrost

27 Luglio 2021 • di Lorenzo Mattia Nespoli
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Lo strato di permafrost che copre il terreno delle regioni artiche del mondo è come una sorta di scrigno in grado di stupirci e regalarci testimonianze di un passato lontanissimo, rimaste pressoché intatte proprio per merito del ghiaccio nelle quali sono state avvolte per molto, molto tempo.

Ne sanno qualcosa gli scienziati russi che, in Siberia, hanno riportato alla luce dei baccelli vegetali che sono stati custoditi proprio dalla spessa coltre glaciale, proprio come se si trovassero in uno stato di congelamento prolungato. Immaginate di poter osservare elementi naturali provenienti dalla preistoria, perfettamente conservati: questi ricercatori lo hanno fatto, e sono riusciti a rigenerare una serie di piante a partire da baccelli risalenti a ben 32.000 anni fa!

Che il permafrost funga da "contenitore" e copertura per vari elementi è cosa nota. Tuttavia, è piuttosto incredibile pensare che, sotto quello spesso strato glaciale, minacciato in molti casi dal riscaldamento globale e dal conseguente scioglimento dei ghiacci, possano trovarsi veri tesori preistorici.

Tesori come i baccelli di Silene stenophylla, una pianta di ben 32.000 anni fa che il team scientifico russo in questione ha rinvenuto mentre era impegnato in una campagna più ampia di scavi, volta a individuare le tane degli scoiattoli sotto il permafrost, nonché eventuali scorte di cibo conservate lì dentro.

Tra il materiale biologico rinvenuto nel permafrost, dunque, c'erano anche i baccelli in questione, conservati grazie al ghiaccio e immediatamente balzati al centro degli studi, per capire se fosse stato possibile "resuscitarli" di nuovo in piante. E così è stato. Per prima cosa, i ricercatori hanno provato a utilizzare i semi contenuti proprio nei baccelli preistorici, ma senza successo. In un secondo momento, prelevando del tessuto placentare da semi immaturi e utilizzando una tecnologia di clonazione, sono riusciti a far crescere ben 36 piante.

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Proprio così: questi antichissimi vegetali hanno ripreso vita nel presente, mostrandosi proprio come apparivano sul nostro Pianeta nell'epoca paleolitica superiore. Una rigenerazione da record, visto che in precedenza la pianta più antica ad essere rigenerata era una palma da dattero della Giudea, di circa 2000 anni fa.

Davanti a queste "nuove" piante antiche, gli scienziati non hanno potuto fare a meno di notare qualche piccola ma evidente differenza rispetto alle Silene stenophylla odierne. I petali, ad esempio, erano più distanziati, e i semi erano più produttivi, generando il 100% delle volte. Il permafrost, insomma, si è confermato ancora una volta un incredibile e affascinante contenitore di meraviglie e testimonianze, come se fosse un "ripostiglio" del nostro passato, importante da proteggere e tutelare. Chissà quali altre scoperte ci riserverà in futuro!

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