La folle moda vittoriana che portò ad una strage di uccelli in tutto il mondo - Curioctopus.it
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La folle moda vittoriana che portò…
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La folle moda vittoriana che portò ad una strage di uccelli in tutto il mondo

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L'età vittoriana ha apportato innumerevoli cambiamenti nella società tradizionale inglese, contribuendo ad accorciare di molto il passo verso la modernità. Molti capisaldi furono ribaltati e stravolti, dalle convinzioni politiche a quelle più strettamente sociali: in tutto questo clima di rivoluzione e apertura l'abbigliamento non poteva che assecondare il cambiamento. In questo articolo vogliamo concentrarci in particolar modo sulla moda diffusasi in poco tempo tra le donne, che portò ad una strage di uccelli.

L'età vittoriana si distinse anche per il suo stile: tra le donne il cappello divenne un accessorio indispensabile.

In un primo momento ebbe successo il cosiddetto "Poke Bonnett", un cappello con una grande visiera che si allargava sulla fronte per poi scendere anche lateralmente. Il volto della donna si trovava così circondato dalle ampie falde del cappello, che in molti modelli raggiungevano folli dimensioni. 

Per le donne divenne indispensabile per poter sfuggire agli sguardi indiscreti che rivolgevano gli uomini. 

Vignette dell'epoca evidenziano la comicità di questi copricapi che spesso conducevano a situazioni imbarazzanti.

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Presto però iniziò a prendere piede la moda di inserire piume di uccelli veri sul cappello.

immagine: pixabay.com

Fu Maria Antonietta, la moglie di Luigi XVI a lanciare la moda ad inizio Settecento, ma l'exploit si ebbe solo nell'ultimo ventennio dell'800, tanto che l'usanza arrivò anche nelle colonie britanniche e negli Stati Uniti. 

La floridezza del commercio di capelli piumati divenne tale da provocare la morte di centinaia di migliaia di uccelli. 

In alcuni casi l'intero uccello imbalsamato veniva esibito sul copricapo delle signore più ricche.

I dettagli di questo tipo di copricapi erano raccapriccianti: quando l'uccello era di piccole dimensioni (piccioni o merli ad esempio) non solo veniva imbalsamato, ma la testa e le ali venivano infilzate di modo che si potessero muovere realisticamente al movimento del capo della donna. 

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Gli uccelli che per il loro piumaggio erano entrati a far parte di quelli più ricercati erano molti: tra questi c'era l'egretta, un trampoliere presente nelle aree tropicali e subtropicali.

L'egretta non era l'unica ad essere la più richiesta per i cappelli, vi erano anche gli aironi, i gabbiani e le starne. 

Inizialmente la moda dei cappelli piumati era riservata alle signore nobili, ma presto la produzione raggiunse ritmi incessanti e l'uccisione di pennuti andò di pari passo.

Si formarono ovviamente movimenti di protesta contrari ad una tale carneficina di uccelli di ogni tipo solo per adornare il capo di qualche signora: di uno di questi movimenti fece parte la giornalista Adeline Knapp.

Forse non si ha chiara l'entità dell'uccisione di uccelli che si fece all'epoca, fin quando non si leggono dati ufficiali: un’asta della London Commercial Sales Room del 1902 dice che sono stati venduti ben 1068 pacchi di penne di airone, per i quali sono stati uccisi 192.960 uccelli. Oltre a tale partita è stata venduta una merce che corrisponde a 129.000 penne di airone, 13.000 aironi, 20.698 uccelli paradiso, 41.090 colibrì, aquile, condor ed altri uccelli.

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Ad arrestare questo pazzo commercio fu lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, che rese difficoltoso il reperimento delle materie prime.

Anzi, il conflitto mondiale contribuì a far scomparire dagli armadi delle donne i cappelli, non considerati più accessori indispensabili. 

Tags: DonneModaStoria
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