A 30 anni si rifiuta di lasciare la casa dei genitori e di cercare lavoro: la vicenda finisce in tribunale - Curioctopus.it
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A 30 anni si rifiuta di lasciare la casa dei genitori e di cercare lavoro: la vicenda finisce in tribunale

26 Novembre 2021 • di Lorenzo Mattia Nespoli
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Si può finire in tribunale per aver chiesto a un figlio di lasciare casa? Stando alla vicenda che stiamo per raccontarvi, sembrerebbe proprio di sì. In molti lo sanno bene: tanti figli, una volta cresciuti e arrivati sulla soglia dei trent'anni, faticano ad abbandonare il nido familiare per via di una situazione lavorativa ed economica che, in molti Paesi, di certo non favorisce l'indipendenza, tuttavia quello che è accaduto alla famiglia in questione è sicuramente un caso particolare.

Non riuscire a trovare un lavoro e a farsi una vita separata dalla famiglia d'origine e non impegnarsi per niente a farlo, infatti, sono due cose molto diverse tra loro, e la storia del ragazzo di 30 anni che è finito davanti alla legge insieme ai genitori lo dimostra. Vediamo cosa è successo.

via: USA Today

Si chiama Michael Rotondo, ha 30 anni, e di lasciare casa di mamma e papà proprio non voleva saperne. La situazione che si crea nel nido familiare, per un ragazzo di quell'età, può essere indubbiamente comoda. Nel momento in cui si riesce a rendersi indipendenti, infatti, tutto cambia e le responsabilità, sotto ogni punto di vista, aumentano, così come le preoccupazioni.

Anche partendo da questi ragionamenti, Michael, nonostante le ripetute richieste dei genitori, non ha voluto trasferirsi. Una discussione dopo l'altra, tuttavia, la situazione in casa non si è fatta per niente semplice. Al punto che madre e padre, stanchi ed esasperati per l'ostinazione del figlio, sono arrivati anche ad offrirgli del denaro in modo che potesse incominciare a crearsi una situazione di maggiore indipendenza personale. Ma non è finita qui.

Oltre ai 1.110 dollari che i genitori avrebbero regalato a Michael, infatti, gli hanno anche suggerito di vendere alcuni dei suoi effetti personali per ricavare altri soldi, e lo hanno sempre aiutato attivamente nella ricerca di un'occupazione. Non c'è stato verso di convincerlo: il ragazzo era fortemente intenzionato a non abbandonare la casa di famiglia. Stando a quanto riferito, il suo comportamento sarebbe stato del tutto consapevole e ostinato, al punto che la madre e il padre hanno deciso di rivolgersi alla legge.

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Davanti al giudice, il trentenne ha sostenuto che, in quanto membro della famiglia, anche lui aveva dei diritti, compreso appunto quello di decidere di rimanere lì dove aveva sempre vissuto. Peccato che il tribunale, nonostante le argomentazioni, abbia deciso di dargli torto. Con una sentenza che ha fatto parlare molto di sé un po' ovunque, il giudice Donald Greenwood, della Corte Suprema, ha respinto tutto e ha pronunciato un verdetto chiaro e insindacabile: Michael non aveva ragione, i suoi genitori invece sì. Il ragazzo ha annunciato che avrebbe fatto ricorso e i genitori, dopo questa sentenza, forse potranno almeno essere un po' più soddisfatti di una sua maggiore indipendenza futura.

Che ne pensate di questa vicenda?

Tags: CuriosiFamigliaStorie
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