Per la prima volta, il ghiaccio marino siberiano non è riuscito a ricongelarsi entro la fine di ottobre

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di Lorenzo Mattia Nespoli

28 Ottobre 2020

Per la prima volta, il ghiaccio marino siberiano non è riuscito a ricongelarsi entro la fine di ottobre
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Non è una novità che i ghiacci delle zone più fredde del nostro Pianeta siano in continuo scioglimento. La velocità con cui perdiamo importanti risorse glaciali sono sempre più alte, complici le temperature che continuano a far registrare valori sopra la media e a dir poco preoccupanti per le zone interessate.

Negli ultimi anni, a questo proposito, siamo stati abituati a un susseguirsi di record negativi sulla salute dei ghiacci e sul riscaldamento climatico. Quella di cui stiamo per parlarvi è purtroppo l'ennesima "prima volta" in cui accade qualcosa di negativo. Non era mai successo, infatti, che a fine ottobre i ghiacci del Mare di Laptev non si riformassero dopo lo scioglimento dovuto ai mesi estivi.

via The Guardian

Rawpixel Ltd/Flickr - foto di archivio

Rawpixel Ltd/Flickr - foto di archivio

Siamo al largo delle coste siberiane, e questa regione è un'area-chiave per toccare con mano gli effetti del cambiamento climatico. L'entità dello scioglimento dei ghiacci, come in altri luoghi freddi del Pianeta, qui fa registrare tassi altissimi, e il 2020 non è stato da meno. A fine ottobre, infatti, le acque non sono riuscite a ricongelarsi: un effetto diretto e disastroso dell'ondata di calore senza precedenti che ha interessato la Siberia nel mese di giugno 2020. Le temperature hanno raggiunto valori superiori di circa 10°C alla media stagionale, e queste sono le terribili conseguenze.

La mancata formazione del ghiaccio porta con sé tutta una serie di effetti a catena che andranno a incidere sull'habitat di molte creature, sugli ecosistemi e sulla qualità dell'aria che respiriamo, determinando infine il rischio di ulteriori innalzamenti delle temperature. «La mancanza di congelamento di questo autunno non ha precedenti nella regione artica siberiana» ha sottolineato Zachary Labe della Colorado State University.

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Le vaste zone d'acqua rimaste senza ghiacci immagazzinano calore assorbendo la luce solare, e questo fa in modo che il gelo invernale non riesca a formarsi. Quando apparirà, inoltre, sarà più sottile, cosa che lo renderà vulnerabile e più soggetto allo scioglimento.

Una vera e propria spirale di negatività, dunque, che non preannuncia nulla di buono. Dalle autorità internazionali ai singoli cittadini, è arrivato il momento di fare qualcosa di concreto per invertire la tendenza, o quantomeno per cercare di rallentare l'inevitabile.

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