Il primo organismo pluricellulare a sopravvivere senza ossigeno è un parassita del salmone: lo scopre una ricerca - Curioctopus.it
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Esiste un tipo di pianta grassa la cui forma ricorda quella di una rosa appena sbocciata Questa

Il primo organismo pluricellulare a sopravvivere senza ossigeno è un parassita del salmone: lo scopre una ricerca

28 Febbraio 2020 • di Simone Fabriziani
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Alcune verità assolute sull'Universo e la vita in esso sembrano ormai assodate dalle leggi della scienza: il cielo è alto, la gravità esiste, non si può viaggiare oltre la velocità della luce e la vita multicellulare ha bisogno di ossigeno per sopravvivere. Anche se, su quest'ultimo punto, una recente scoperta biologica sembra poter ribaltare questa asserzione così dogmatica. A fare la scoperta scientifica il team di ricercatori dell'Università di Tel Aviv guidata da Dayana Yahalomi.

Questo team di scienziati ha appena scoperto che un parassita simile a una medusa non possiede un genoma mitocondriale, il primo organismo multicellulare noto nel presentare questa assenza. Ciò significa che non respira; infatti, vive la sua vita completamente libera dalla dipendenza dall'ossigeno. Questa scoperta non sta solo cambiando la nostra comprensione di come la vita può funzionare qui sulla Terra, ma potrebbe anche avere implicazioni per la ricerca della vita "extraterrestre".

Sappiamo che esistono adattamenti biologici che consentono ad alcuni organismi di prosperare in condizioni di basso ossigeno o di ipossia. Alcuni organismi monocellulari hanno per esempio sviluppato organelli correlati ai mitocondri per il metabolismo anaerobico, ovvero senza ossigeno, ma la possibilità di organismi multicellulari esclusivamente anaerobici è stata oggetto di un dibattito scientifico. Fino alla scoperta del team guidato da Dayana Yahalomi.

A Tel Aviv hanno deciso di dare un'occhiata ad un comune parassita del salmone dal nome Henneguya Salminicola; questo parassita è un cnidario, appartenente alla stessa famiglia di coralli, meduse e anemoni. Sebbene le cisti che crea nella carne del pesce siano sgradevoli, questi parassiti non sono dannosi e vivono nell'organismo del salmone per l'intero suo ciclo di vita. Nascosto nel suo ospite, il piccolo cnidario può sopravvivere in condizioni di ipossia. 

Usando le tecniche del sequenziamento profondo e e la microscopia a fluorescenza hanno scoperto che questo parassita ha perso il suo genoma mitocondriale così come la sua capacità di respirazione aerobica; in poche parole, come gli organismi monocellulari studiati nella scienza, questo parassita del salmone, ha "evoluto" degli organelli legati ai processi mitocondriali molto insoliti: hanno pieghe nella membrana interna che di solito non si vedono. Questi risultati mostrano che qui, finalmente, c'è un organismo pluricellulare che non ha bisogno di ossigeno per sopravvivere.

Come facciano a sopravvivere in questo modo è ancora irrisolto e materia di dibattito scientifico, ma una cosa sembra certa: nel corso delle ere, questi parassiti sono sostanzialmente devoluti dagli antenati delle meduse marine, perdendo gran parte del loro genoma, ma conservandone curiosamente la complessità delle cellule: anziché "pungere" il corpo esterno come fanno le meduse, questi parassiti si aggrappano al corpo, formando nel tempo delle cisti o delle piaghe, comunemente però innocue all'essere umano.

Una scoperta scientifica importantissima, che potrebbe inoltre aprire nuovi scenari sul come poter fronteggiare questi comuni parassiti del salmone nel momenti in cui si pratica la pesca di questa specie.

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