La musica è in grado di "risvegliare" temporaneamente i malati di Alzheimer: ecco in che modo - Curioctopus.it
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La musica è in grado di "risvegliare"…
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La musica è in grado di "risvegliare" temporaneamente i malati di Alzheimer: ecco in che modo

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La musica ci fa cantare a squarciagola, ci fa sognare, ci aiuta nei momenti più difficili della nostra vita, ci permette di consolidare conoscenze, amicizie e passioni. La musica è da sempre il sale della vita.

Nella compilation mentale dei nostri brani preferiti, c'è sempre quel particolare pezzo musicale che ci ha particolarmente emozionato, o che ci è rimasto scolpito nella mente. In questi casi il nostro cervello attua un processo straordinario.

immagine: pixnio

Chiamato "risposta automatica del meridiano sensoriale" (ASMR, Autonomous Sensor Meridian Response), questo processo del cervello umano può essere facilmente descritto come il ronzio del nostro muscolo sensoriale, il formicolio del nostro cervello che in un certo senso la natura stessa mette in atto come ricompensa se il segnale captato è stimolante.

Secondo un recente studio pubblicato sulla Rivista per la Prevenzione del Morbo di Alzheimer (The Journal of Prevention of Alzheimer's Disease), i meccanismi dell' ASMR sono fondamentali per la relazione che sussiste tra tale malattia degenerativa e la risposta automatica del meridiano sensoriale.

immagine: Health.mil

Secondo lo studio, la parte del cervello responsabile dei processi di ASMR non viene persa nei casi di Alzheimer, sindrome degenerativa che crea, tra gli altri disturbi, sintomi di confusione acuta; tale studio conferma che la musica immagazzinata nella nostra parte del cervello interessata all'ASMR può a volte risvegliare i pazienti affetti da Alzheimer dallo stato confusionale e riportarli ad una situazione di apparente normalità, anche se per un breve periodo.

A confermare la teoria Jeff Anderson, professore associato in Radiologia presso l'Università dello Utah e autore che ha contribuito allo studio; secondo Anderson, la musica non può da sola curare l'Alzheimer, ma può di certo trasformarsi in potente strumento per rendere la sindrome più gestibile, abbattere il costo della cura e soprattutto migliorare la qualità di vita del paziente. Una sorprendente ricerca che, cuffie alle orecchie, è pronta a cambiare per sempre la cura delle persone affette dalla malattia degenerativa.

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