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I ricercatori sono riusciti ad invertire…
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I ricercatori sono riusciti ad invertire la perdita di memoria nei pazienti con l'Alzheimer

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Entro il 2050 si stima che saranno 160 milioni le persone colpite dall'Alzheimer, rispetto ai 30 milioni di oggi. Basterebbe questo dato a rendere evidente l'urgenza di una cura o per lo meno di una terapia efficace che possa migliorare la qualità della vita delle persone e, da non sottovalutare, il peso sul servizio sanitario.

Ottime notizie vengono da uno studio universitario, che è riuscito a ripristinare un buon grado di memoria in un gruppo di 10 pazienti.

immagine: pixabay.com

Lo studio è frutto di un'intensa collaborazione tra il Buck Institute – specializzato nello studio del campo dell'invecchiamento – e i laboratori delle Università di Los Angeles e della California. I ricercatori sono stati in grado di invertire la tendenza alla perdita della memoria, che caratterizzata il percorso degenerativo dell'Alzheimer. 

Ci sono riusciti sottoponendo 10 pazienti ad un preciso protocollo di 36 punti; alcuni di questi prevedevano un ripristino delle abitudini sane del sonno, migliorie nell'alimentazione, attività fisica, stimolazione cerebrale e assunzione di farmaci e vitamine. Per ognuno dei pazienti è stato profilato un programma strettamente personalizzato.

immagine: pixabay.com

Le persone volontarie avevano ricevuto negli anni precedenti diagnosi di declino cognitivo o morbo di Alzheimer e tutte, al termine del programma, hanno mostrato ottimi miglioramenti. Nel testo dello studio si possono leggere alcuni casi particolarmente positivi:

Un uomo di 66 anni ha recuperato il 12% del volume dell'ippocampo dopo soli 10 mesi di trattamento. Un altro pazienti di 69 anni ha ripreso la sua attività imprenditoriale dopo che aveva deciso di interromperla a causa delle sempre più serie perdite di memoria. Dopo soli 6 mesi è stato di nuovo in grado di riconoscere i volti dei parenti e dei suoi dipendenti, capacità che aveva quasi del tutto perso. Il suo business è ora in espansione. Infine, una donna ha di nuovo potuto parlare la sua seconda lingua dopo 6 mesi; le tracce di declino cognitivo che le erano state diagnosticate erano sparite del tutto. 

Lo studio ha necessariamente bisogno di essere esteso ad un numero decisamente maggiore di volontari; i primi risultati, comunque, sono molto incoraggianti. I risultati si accodano a tutta una serie di successi scientifici che rendono concreta la speranza per una terapia efficace contro l'Alzheimer.

Source:

https://www.sciencedaily.com/releases/2016/06/160616071933.htm

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