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È possibile prevedere la durata della nostra vita? Secondo la scienza lo rivelano gli occhi

21 Ottobre 2022 • di Francesca Argentati
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Si può prevedere la durata precisa della propria vita? La risposta, naturalmente, è no e, a ben pensarci, è meglio così: sapere in quale giorno si dovrà dire addio alla propria esistenza susciterebbe una certa preoccupazione con l'avvicinarsi dell'evento, anche se, di contro, permetterebbe di fare tutto ciò che si desidera entro quella determinata data. Tuttavia, nonostante sia impossibile individuare con certezza il momento, la scienza ha trovato un metodo che potrebbe darcene un'idea attraverso lo studio dei nostri occhi.

via: Labpulse

Il mezzo che potrebbe indicare la durata della vita di una persona è l'analisi del divario tra l'età effettiva di una persona e l'età biologica della retina. Questa differenza potrebbe essere uno strumento per abbozzare una stima degli anni che ci restano. La scienza ha dimostrato, infatti, che i piccoli vasi all'interno della retina potrebbero essere degli affidabili testimoni del nostro stato di salute generale, specialmente per quanto riguarda la circolazione e il cervello. Con l'avanzare degli anni i rischi di sviluppare malattie aumentano, ma la percentuale di questo pericolo varia da persona a persona della medesima età.

Ognuno di noi ha un "invecchiamento biologico" soggettivo ed è su questo che hanno puntato i ricercatori, dal momento che non procede di pari passo con l'invecchiamento reale, quello cadenzato dal numero di candeline sulla torta. Per individuare il "divario di età retinica" il team ha analizzato, tramite il deep learning, la superficie posteriore interna dell'occhio di 46.969 adulti fra i 40 e i 69 anni del Regno Unito. Circa 19.200 delle immagini scattate al fondo oculare destro di 11.052 partecipanti in buono stato di salute hanno convalidato l'efficacia di questo sistema di previsione dell'età retinica: in questi casi, è stata rilevata una forte equivalenza con l'età reale.

Il divario è stato quindi valutato sul resto del campione, composto da 35.917 persone, con un monitoraggio di 11 anni, durante il quale il 5% dei partecipanti sono deceduti in seguito allo sviluppo di malattie e altri disturbi. Nel corso degli anni, i divari di età retinica più elevati si sono dimostrati ampiamente correlati al rischio di decesso, malattie cardiovascolari e tumori. Ogni anno di divario corrisponde a un aumento del 2-3% di rischio. Lo stesso metodo di studio, applicato all'occhio sinistro, ha rilevato risultati equivalenti.

“I nostri nuovi risultati hanno determinato che il divario di età retinico è un predittore indipendente di aumento del rischio di decesso. Questi risultati suggeriscono che l'età della retina può essere un biomarcatore clinicamente significativo dell'invecchiamento" hanno spiegato i ricercatori. "La retina offre una 'finestra' unica e accessibile per valutare i processi patologici alla base delle malattie vascolari e neurologiche sistemiche associate al rischio di decesso."

Lo studio di osservazione sembra confermare i risultati di una ricerca precedente, avallando quindi l'ipotesi che la retina abbia un ruolo importante nel processo di invecchiamento e sulla durata stessa della vita.

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