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Il lavoro non è più al primo posto:…
Si svegliano e vedono un enorme pitone che cerca di entrare dalla finestra della loro camera da letto

Il lavoro non è più al primo posto: la nuova generazione sceglie di pensare a se stessa col "quit quitting"

26 Agosto 2022 • di Matteo Cicarelli
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L'ufficio, la scrivania e il computer sono diventati il centro della vita di ogni persona. Gran parte del proprio tempo gli individui lo passano a lavoro, ma una volta concluso l'orario lavorativo la mente potrebbe continuare a pensarci, e rivangare sui compiti svolti. Tutti vorrebbero prendersi una pausa o, per lo meno, trovare uno spazio quotidiano durante il quale pensare e dedicarsi totalmente a se stessi.

Per questo motivo si sta diffondendo sempre di più una corrente, nata sui social ma diventata realtà, chiamata "quiet quitting". Una tendenza che ha spinto gli individui a non lavorare più del dovuto, rinunciare agli straordinari e riposare durante le pause. Insomma, si comincia pensare di più a se stessi e al proprio benessere.

via: Npr

Il quiet quitting ha segnato uno scatto generazionale, un'inversione di tendenza. Alcuni anni fa il lavoro veniva collocato al primo posto, adesso gli individui hanno aperto gli occhi e hanno visto che intorno a loro c'è una vita da vivere. Questo non significa che il lavoro non sia importante, ma vuol dire sapergli dedicare soltanto il tempo necessario. L'aspetto fondamentale è diventato capire quando è arrivato il momento di fermarsi e di staccare. Si vuole lavorare quanto basta, la vita è troppo preziosa per passarla seduti a una scrivania o all'interno di un ufficio.

Una volta finito il proprio dovere, ci si deve dedicare totalmente ad altro. Inoltre, questo nuovo modo di pensare, perché lavorare, un determinato numero di ore, più serenamente può portare a ottimi risultati. Una quantità minore di lavoro, ma svolta alla perfezione può essere una svolta più che positiva anche per le aziende.

Proprio in merito a questo dibattito è intervenuta Lynn Taylor, esperta sul luogo di lavoro, che ha spiegato come le nuove generazioni hanno visto i propri genitori lavorare eccessivamente e non comprendono come, in un'epoca diversa, questo potesse essere considerato onorevole. Ai giorni d'oggi, però c'è una concezione culturale differente. "La mentalità di dare meno - spiega Taylor - potrebbe effettivamente portarti a un livello migliore di etica del lavoro. Il come è più importante del quanto si lavora".

Quanto tempo dedicate al lavoro e quanto voi stessi?

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