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A soli 9 anni questo bimbo ha creato un'app per aiutare il suo fratellino affetto da autismo a comunicare

04 Dicembre 2021 • di Marcello Becca
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Doveva essere solo un compito per la classe di applicazioni tecnica: inventare un videogioco per far divertire i propri compagni. Invece un bambino inglese, Sean Porter, ha elaborato un progetto che ha lasciato tutti a bocca aperta: ha ideato un piccolo programma per permettere a suo fratello autistico di comunicare in modo semplice i suoi desideri. Uno strumento che si è rivelato così utile da essere utilizzato anche da altre famiglie con lo stesso problema e da attirare l’attenzione delle case di produzione software.

 

Il professore di applicazioni tecniche non poteva essere più soddisfatto: Sean Porter, di Southport in Inghilterra, gli stava presentando un progetto ben più interessante di quello che ci si poteva aspettare. Invece di realizzare un videogioco per far divertire i propri compagni - come era richiesto dal prof - Sean ha strutturato un’App molto particolare: un piccolo programma che consente al suo fratellino autistico di poter comunicare i suoi bisogni in modo semplice e diretto.

L’ autismo infantile è un disturbo che si manifesta nei primi anni di vita ed è caratterizzato dal mancato sviluppo di relazioni sociali e affettive, difficoltà nell'uso del linguaggio, apatia, ripetitività nei giochi e rigidità nei movimenti. Vivendo in un loro mondo, infatti, i piccoli hanno grande difficoltà ad esprimere anche le loro esigenze più semplici. Si stima che circa il 25-30% delle persone autistiche non riescano proprio a usare le parole come mezzo di interazione, così come facciamo tutti normalmente.

Grazie all’idea di Sean, basta toccare una manciata di immagini per far riprodurre una frase ad alta voce, consentendo al bambino di far sapere agli altri di cosa ha bisogno - ad esempio, ottenere una bibita, oppure una merendina, oppure la necessità di andare in bagno. I primi a constatare l’importanza di questa App sono stati i familiari di Sean. Liam Porter, il papà di Adam, ha raccontato di come fosse difficile capire i desideri del figlio più piccolo. Occorreva capire per deduzioni quando voleva del cibo o quando non si sentiva bene.

 

 

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“Questa soluzione informatica, permette al mio secondo figlio Adam molta più autonomia” ha detto Liam. “Comunicando attraverso le immagini, riesce a chiedere più cose imparando molto più velocemente". Certo, al momento, si tratta di uno strumento che consente di richiedere poche cose e molto concrete: "voglio da bere", "voglio del cibo", "ho bisogno del bagno" e qualche altra opzione.

Del resto, si tratta di un’intuizione di un bimbo di nove anni che può essere facilmente migliorata e perfezionata da un team più adulto di esperti. Non vediamo l'ora di scoprire quale sarà il suo futuro.

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