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Coronavirus: in quarantena le donne vittime di violenza domestica sono più a rischio e non possono chiedere aiuto

25 Marzo 2020 • di Lorenzo Mattia Nespoli
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Come spesso accade in situazioni di particolare emergenza, un grande problema porta dietro di sé tante altre negatività, non meno marginali e importanti. Si innesca, così, una lunga catena di problematiche che meritano attenzione ma che, magari, non possono essere gestite al meglio.

Col diffondersi della pandemia da Coronavirus e le misure restrittive, adottate sia in Italia che in molti altri Paesi d'Europa e del mondo, molte sono le persone che hanno cambiato le abitudini quotidiane. Stare in casa significa infatti anche stare con chi è in casa, 24 ore al giorno, con poche possibilità di uscire. Ciò vuol dire che situazioni domestiche dove già da prima del Covid-19 si verificavano violenze, ora sono diventate realtà ad alto rischio.

via: La Stampa

Il tragico fenomeno della violenza sulle donne è, già di per sé, una piaga difficile da misurare, quantificare e rintracciare. Gli abusi che si consumano all'interno delle mura domestiche spesso rimangono sommersi, per paura, mancanza di occasioni o complessità psicologiche da affrontare. Così, le violenze si sommano, e non è raro che sfocino in tragedie. Nel momento in cui ci si trova a dover trascorrere praticamente tutta la giornata in casa, va da sé che le cose possano peggiorare, e di molto.

Lo dimostrano gli allarmi lanciati dalle realtà che si occupano di assistere le donne vittime di violenza domestica che, in questi giorni, hanno registrato un forte calo delle denunce telefoniche, dovuto proprio al fatto che ci si trova in casa con mariti o compagni violenti che non possono uscire, rendendo dunque impossibile anche una semplice telefonata.

immagine: Pexels

Per questo motivo, le donne che vivono situazioni simili si trovano a dover chiedere aiuto nelle poche occasioni che hanno di uscire, come quando vanno a fare la spesa o a buttare la spazzatura. Si tratta, secondo quanto denunciato da Telefono Rosa, di una vera "epidemia parallela", silenziosa ma purtroppo molto presente, nonché quasi invisibile perché circoscritta nelle abitazioni. 

Le strutture preposte ad accogliere le donne vittime di violenza non possono accoglierle se prima non si sono sottoposte alla quarantena, e in molti casi non sono nemmeno attrezzate per garantire la sicurezza ed evitare il contagio da Covid-19. Gli appelli alle istituzioni non sono mancati, per rendere nota questa grave situazione, mentre tutte le realtà antiviolenza hanno ricordato che è possibile - e vitale - denunciare ciò che accade in casa appena possibile, chiamando il numero 1522 o le forze dell'ordine, ricordandosi di cancellare le tracce sul telefono. Anche questo, del resto, è uno stato di urgente necessità e disagio che, ora più che mai, merita attenzione.

Tags: StorieAttualità
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