Sposare il proprio aguzzino per mantenere l'onore: ecco la prima donna che rifiutò il matrimonio riparatore - Curioctopus.it
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Sposare il proprio aguzzino per mantenere…
Tutta la magnificenza e la grazia degli uccelli in una selezione di immagini di altissimo livello La forchetta si diffuse in Italia prima che in ogni altro paese... e il motivo è comprensibile!

Sposare il proprio aguzzino per mantenere l'onore: ecco la prima donna che rifiutò il matrimonio riparatore

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L'usanza del matrimonio riparatore vige nel mondo da secoli e si basa sull'assunto che sposare una donna violata, e quindi senza onore, è un modo per salvarla da un futuro incerto, fatto di solitudine e di ripudio (o di clausura!). In molti paesi è una pratica del tutto possibile, in altri è proibita dalla legge.
La storia di Franca Viola, una siciliana vittima di abuso sessuale negli anni Sessanta, dice molto della questione in Italia, dove il matrimonio riparatore venne ufficialmente dichiarato illegale solo nel 1981.

La prima a ribellarsi davanti all'intera nazione.

immagine: Wikipedia

Franca Viola nacque nella città di Alcamo nel gennaio del 1948 in una comune famiglia di mezzadri. All'età di quindici anni, col consenso dei genitori, si fidanza con un compaesano di nome Filippo Melodia, membro di una famiglia benestante e nipote di un noto esponente mafioso della zona.
Dopo essere venuti a conoscenza dei legami famigliari del giovane e in seguito ad alcuni episodi di furto da lui perpetrati, la famiglia di Franca decide di mettere fine al fidanzamento. La cosa non piacque ai Melodia e tanto meno al ragazzo che, dopo un breve periodo di vita in Germania, torna al paese di origine e inizia a compiere una serie di atti vandalici e minacce armate principalmente rivolti contro il padre della ragazza, Bernardo Viola.

immagine: Wikipedia

Il 26 dicembre del 1965, Filippo Melodia decide che per ottenere ciò che desidera, ossia la "sua" fidanzata, l'unica cosa è fare come avevano già fatto in tanti prima di lui: insieme a un gruppo di amici, si reca a casa di Franca dove picchiano la mamma e portano via la giovane. Per undici giorni la tiene prigioniera e a digiuno e, dopo una settimana di reclusione, abusa fisicamente di lei.
Il 6 gennaio la polizia riesce finalmente a individuare il luogo in cui era stata nascosta Franca e arresta Filippo. Il ragazzo non preoccupò granché: sapeva con un matrimonio riparatore sarebbe scampato al carcere e avrebbe definitivamente fatto sua la ragazza.

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Ma Franca non si piegò a quella orribile consuetudine. Con il sostegno della famiglia, primo fra tutti il padre, che si costituì parte civile, optò per il processo. Furono mesi in cui fu costretta a vivere come una segregata, attaccata con vili parole da tutti quelli che la consideravano una svergognata, trasportata da Alcamo al tribunale di Trapani dalle camionette della polizia. Lei non si scoraggiò, presenziò a ogni singola udienza e alla fine sentì recitare il verdetto che condannava Filippo Melodia a undici anni di carcere.

Il coraggio di questa donna ha rappresentato un punto di svolta nel trattamento dei casi di violenza sessuale, allora considerati in Italia oltraggio alla morale e non reato contro la persona, anche se ci vollero altri quindici anni affinché a preoccuparsi della cosa intervenisse la legge.

Tags: ItaliaDonneStoria
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