Il tempio di Kailasa è ricavato da un unico monolite ed è il più grande al mondo nel suo genere - Curioctopus.it
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Il tempio di Kailasa è ricavato da…
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Il tempio di Kailasa è ricavato da un unico monolite ed è il più grande al mondo nel suo genere

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Ellora, India, uno dei luoghi più significativi del sud continente indiano grazie ai suoi templi, non solo per la sua importanza religiosa (vi arrivano pellegrini di tre fedi diverse da svariati secoli), ma anche per la bellezza delle sua architettura rupestre. Tra tutti i templi il più stupefacente è quello di Kailasa perché non è stato ricavato, come tutti gli altri, dall'interno di una grotta: il tempio di Kailasa è stato intagliato in senso trasversale a partire da un gigantesco monolite basaltico.

Quando si visita il tempio prima dell'alba e le prime luci del mattino iniziano ad infiltrarsi tra le sue rocce: non si può fare a meno che ringraziare i suoi costruttori per questa testimonianza di un passato pressoché sconosciuto. Subito prima dell'arrivo delle orde di turisti, quando si è circondati dal silenzio delle mura decorate, dalle forme semi-umane delle divinità vediche, dai leoni e gli elefanti che emergono dalla pietra si coglie palpabilmente la magia di questo luogo, il misticismo che lo permea.

Il tempio è uno dei molti presenti ad Ellora.

Entrando nel Mandapa, il sancta sanctorum del tempio indiano, è come accedere a un altro mondo: vi sono sedici pilastri disposti in perfetta simmetria in gruppi da quattro circondati da pellegrini che eseguono tutti lo stesso percorso. La tradizione vuole che si giri intorno ai pilastri da sinistra a destra per osservare i simboli scolpiti in ciascuno dei quattro lati. Nessun segno è casuale, ogni protuberanza della roccia porta con sé un messaggio.

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È l'unico ad avere una particolarità incredibile.

Il tempio di Kailasa non fu costruito ed eretto nel senso comune del termine, fu tagliato e scolpito da un unico pezzo di roccia scavato nelle colline del Charandari, nell'altopiano del Deccan, nei pressi di un villaggio che un tempo portava il nome di Elapura (attuale Ellora), a 30 chilometri a est dalla più nota città indiana Aurangabad.

Il tempio è ricavato da una sola roccia basaltica scavata per 50 metri dall'alto verso il basso.

Nulla di ciò che in origine apparteneva al tempio è stato portato dall'esterno, tutto è stato creato da quell'unica roccia basaltica. Il tutto nato dall'uno vuole essere un richiamo alla simbologia religiosa del tempio. Naturalmente con il passare del tempo parte della sua struttura e alcune delle sue incisioni sono alterate molte volte; ma il messaggio originale resta quello, tutto nasce dall'unità.

Il simbolismo presente in ogni anfratto del tempio è molto forte.

Ci sono innumerevoli templi ad Ellora, costruiti uno accanto all'altro. 34 di questi sono aperti ai visitatori, ma nessuno è come Kailasa. Le altre strutture sono ricavate grazie a scavi orizzontali nelle grotte, con una sola apertura frontale. Il tempio di Kailasa invece è stato intagliato dall'alto verso il basso per circa 50 metri di profondità.

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Il messaggio trasmesso è chiaro: tutto nasce dall'unità.

Un Re indù volle la costruzione del tempio, che fu portato a termine tra il 757 d.C. e il 783 d.C. per onorare il monte Kailash, residenza del Dio Shiva. Per questo motivo il tempio una volta costruito fu dipinto di bianco, per richiamare le nevi che coprivano il monte Kailash tutto l'anno. Secondo la stima di alcuni archeologi furono rimosse così trecentomila tonnellate di roccia, per questo motivo alcuni studiosi mettono in discussione le date di inizio e fine dei lavori.

Sulla costruzione del tempio ci sono diverse storie e leggende.

C'è anche una leggenda che racconta della costruzione del tempio: il re era molto malato e la regina chiese a Shiva di guarirlo, in cambio lei avrebbe edificato un tempio in suo onore e sarebbe rimasta digiuna sino alla fine della sua costruzione. Un costruttore di nome Kokasa rassicurò la regina che in soli sette giorni avrebbe costruito il tempio e iniziò a scavare edificano così Kailasa in una sola settimana.

Tags: ArteStoria
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