Il mistero della Coppa di Licurgo, creata in epoca romana con una tecnica "Impossibile"

Marco Renzi

10 Marzo 2017

Il mistero della Coppa di Licurgo, creata in epoca romana con una tecnica
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Le coppe diatreta sono l’esempio della massima espressione della tecnica di lavorazione del vetro romana. Consistono di un recipiente interno liscio, decorato esternamente da un guscio istoriato – di solito il guscio rappresentava scene mitologiche. Il più sensazionale di questi manufatti si chiama Coppa di Licurgo ed è l'unico ancora integro.

Questa coppa è stata acquistata negli anni cinquanta dal British Museum. Oltre ad essere un esemplare di rara bellezza e grande tecnica artigianale, la coppa cela in se un mistero che ha richiesto più di quarant'anni di indagini per essere svelato.

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Il vetro della coppa assume colori diversi a seconda se illuminato frontalmente o retroilluminato, questa caratteristica è rimasta a lungo inspiegata.

Il vetro della coppa assume colori diversi a seconda se illuminato frontalmente o retroilluminato, questa caratteristica è rimasta a lungo inspiegata.

THE TRUSTEES OF THE BRITISH MUSEUM

La coppa prende il nome dal mito che racconta: il Re Licurgo, che aveva cercato di uccidere la ninfa Ambrosia – seguace di Dioniso, viene strangolato dalla ninfa trasformata in un vitigno, mentre il dio e i suoi seguaci assistono alla scena.

Finalmente si è riusciti a dare una risposta a questo mistero

Finalmente si è riusciti a dare una risposta a questo mistero

THE TRUSTEES OF THE BRITISH MUSEUM

Dopo quarant'anni di studi è stato scoperto che questa particolare caratteristica di cambiare colore in base alla luce è una proprietà del vetro dicroico. Questa tipologia di vetro è formata attraverso una tecnica molto complessa: vengono innestate nel vetro micro-particelle di oro e d'argento della dimensione di 50 nanometri. Questi piccolissimi elementi sono responsabili della dispersione luminosa, quindi il fenomeno del cambiamento di colore dipende da loro.

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Inizialmente gli scienziati non potevano credere che gli antichi romani fossero in grado di padroneggiare una tecnica tanto complessa, anche perché per farlo avrebbero avuto bisogno di nanomacchine. Così alcuni proposero la spiegazione che la presenza di metalli nel vetro fosse il risultato di una coincidenza fortuita. Ma questa ipotesi è stata presto confutata grazie al confronto tra i manufatti dello stesso tipo: dalle analisi risultò che erano tutti stati lavorati con la tecnica dei microcristalli metallici.

Insomma, i mastri vetrai dell'antica Roma hanno inserito metalli nel vetro; come siano riusciti a farlo rimane un mistero tutto da risolvere.

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