La discarica di Dandora: ecco cosa vuol dire vivere nel luogo più inquinato del pianeta - Curioctopus.it
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La discarica di Dandora: ecco cosa vuol dire vivere nel luogo più inquinato del pianeta

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La discarica di Dandora, situata a una decina di chilometri dalla capitale del Kenia Nairobi, è un luogo di miseria e desolazione che vanta alcuni infelici primati. Non solo è la pattumiera più grande di tutta l'Africa orientale, ma è stata anche definita da molte organizzazioni il luogo più inquinato del pianeta.

La sua nascita, causata da una scellerata gestione dei fondi e degli aiuti internazionali, ha di fatto costituito un incubo per migliaia di persone che nascono, vivono e muoiono (molto presto) circondate dalle enormi montagne di rifiuti. In queste immagini del reporter Gerardo Fortino possiamo vedere cosa vuol dire vivere in una delle numerose baraccopoli che sono sorte intorno a Dandora.

La nascita della discarica.

Il centro di raccolta è di fatto la deriva di un accordo avvenuto tra la World Bank e il governo keniota. Inizialmente, tra il 1972 e il 1975, questo accordo prevedeva la costruzione di edifici completi di alloggi e servizi; si iniziò a costruire in seguito allo stanziamento di 30 milioni di dollari, finché non ci si rese conto che il luogo non era adatto a causa delle cave di pietra che avevano reso il terreno inutilizzabile per l'edilizia.

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Seguirono alcuni anni in cui la zona, che ancora non era diventata una discarica, fu abbandonata a se stessa: l'assegnazione delle case alle persone più bisognose divenne un miraggio, e il germe della malavita e dell'abusivismo cominciò a diffondersi con tenacia. Per porvi riparo, un nuovo accordo fu firmato nel 1978: prevedeva la sistemazione di strade e fognature oltre ad altri servizi che avrebbero dovuto riqualificare la zona. Anche questo progetto finì per deragliare e culminò con l'istituzione ufficiale di una "piccola" discarica in una cava vicino Dandora all'inizio degli anni '80.

In essa iniziarono a confluire tutti i rifiuti della capitale (Nairobi conta 5 milioni di abitanti): privati, esercizi commerciali, hotel di lusso, ospedali e aeroporto. Questo mastodontico flusso di rifiuti - circa 2000 tonnellate al giorno - non si è fermato nemmeno quando la discarica venne dichiarata ormai al limite della sua capienza, nei primi anni 2000.

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Cosa vuol dire vivere nella discarica?

Intorno alla discarica, nelle numerose baraccopoli che la circondano (Korogocho, Lucky Summer, Babadogo e Dandora), vivono centinaia di migliaia di persone (solo Korogocho ne ospita 180.000) nella più totale povertà. Si calcola che ogni giorno 10.000 persone prestino "servizio" tra le montagne di rifiuti, selezionando il materiale da rivendere o il cibo ancora commestibile; il tutto per una paga di circa un euro al giorno.

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Ma chi è che paga questi disperati lavoratori? Ovviamente a Dandora non esistono istituzioni né militari: tutto è in mano alle organizzazioni criminali, che seminano il terrore e si contendono questo business succulento a discapito della popolazione inerme. Nessun camion può scaricare rifiuti, nessuno può rovistare o appropriarsi di qualcosa senza aver prima pagato una tangente.

Gli effetti sulla salute

Gli effetti sulla salute e sulla qualità della vita (termine che sembra quasi paradossale in questo contesto) sono devastanti. Per prima cosa, le persone non indossano alcuna protezione fisica durante le loro operazioni di scavo e selezione. Rovistano tra siringhe, vetro, cibo, medicinali e rifiuti dell'edilizia senza guanti, mascherine o calzature adatte.

E i rischi "secondari"? Da tempo ormai Dandora è sotto i riflettori per un'emergenza ambientale senza precedenti. Le concentrazioni di mercurio, cadmio e piombo riscontrate nel sangue dei poveri abitanti sono sconcertanti, per non parlare delle conseguenze respiratorie che può avere il fatto di respirare fumi tossici per 24 ore al giorno.

A questo scenario deprimente si aggiungono le difficoltà sociali di un luogo in cui la civiltà sembra essere solo un lontano ricordo. A Dandora si cresce in fretta, tutti i bambini in età scolare rovistano tra i rifiuti per aiutare la famiglia o talvolta anche solo per trovare qualcosa da mettere sotto i denti. Vige in ogni cosa la legge del più forte, e i bambini imparano a rispettarla molto presto.

Le speranze per il futuro

Esistono speranze per gli abitanti di Dandora? Ovviamente sì, ma non potranno diventare realtà fino a che questo scandalo rimarrà coperto dal silenzio (e dalla connivenza) delle istituzioni e della comunità internazionale. Fondamentale a questo scopo è come sempre la lotta delle associazioni, tra le quali figura Alice For Children di Milano. Questa ONLUS, fondata da Diego Masi, opera da anni per aiutare e proteggere l'infanzia più vulnerabile di Nairobi e per dare a questa emergenza umanitaria la visibilità che merita. È grazie all'associazione infatti, e al coordinatore Daniele Paladini, che è stato permesso al reporter di entrare e di documentare il calvario di migliaia di innocenti attraverso le foto che vedete.

Se vi interessasse approfondire e magari offrire il vostro contributo, le immagini e gli approfondimenti sulla Discarica di Dandora e la baraccopoli di Korogocho saranno oggetto della mostra fotografica "Inside Nairobi" realizzata dal fotoreporter Gerardo Fortino e da Roberta Gatti presso il Salone d'onore della Triennale di Milano; l'apertura è prevista per lunedì 24 ottobre 2016.

N.B. L'evento è su inviti, per accedere potete scrivere in privato all'indirizzo email: gerardof.photographer@gmail.com.

Tags: DisastriAfrica
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