Demolì oltre 40 piramidi per cercare tesori: l'incredibile storia di Giuseppe Ferlini

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di Lorenzo Mattia Nespoli

25 Marzo 2021

Demolì oltre 40 piramidi per cercare tesori: l'incredibile storia di Giuseppe Ferlini
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Quando ci troviamo davanti a meraviglie storiche come le piramidi, una delle prime cose che ci balza alla mente è il fascino che queste costruzioni portano con sé. Uno splendore che merita di essere riscoperto, compreso e valorizzato: e in fondo è proprio di questo che si occupa l'archeologia. Cosa pensereste, però, se vi dicessimo che in passato il ruolo dell'archeologo era molto meno attento e preciso di come è oggi, tanto da arrivare ad arrecare danni a testimonianze preziose senza troppi complimenti?

Non stiamo esagerando: e per dimostrarvelo vogliamo raccontarvi la storia dell'italiano Giuseppe Ferlini, un uomo che, con l'intento di riesumare reperti antichi e tesori, ha praticamente demolito oltre 40 piramidi millenarie.

via Amusing Planet

Unknown/Wikimedia

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Bolognese di nascita, Ferlini visse un'esistenza avventurosa, che lo portò a viaggiare attraverso i Balcani, la Grecia e l'Egitto, dove si mise al servizio dell'esercito nazionale per la conquista del Sudan, fregiandosi anche della mansione di chirurgo. Siamo nella prima metà del 1800, e l'interesse per l'antichità ha già stuzzicato la curiosità di molti personaggi, affascinati dai tesori archeologici e dalla riscoperta delle antiche civiltà.

La permanenza di Ferlini in Egitto ebbe anche questo scopo. Letteralmente stregato dalla ricerca dell'oro e dei tesori preziosi di quelle terre orientali, l'italiano decise di dedicarsi anima e corpo alla scoperta di queste vestigia. Per portare avanti la sua missione e questo compito ritenuto fondamentale, scelse il sito di Meroe, un'antica e affascinante città posta sulla riva orientale del Nilo, nell'odierno Sudan, capitale del Regno nubiano di Kush.

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Proprio in questo luogo, gli antichi faraoni si ispirarono agli egizi per mettere in piedi le loro piramidi. Anche se meno antiche, più piccole e meno conosciute di quelle egiziane, queste opere monumentali sono ugualmente preziose e inestimabili. Ferlini, venuto a conoscenza del sito e dei possibili tesori che poteva contenere, decise di iniziare a scavare, in "società" col mercante albanese Antonio Stefani.

B N Chagny/Wikimedia

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Con mogli, servitù e facchini al seguito, i due si trasferirono nel sito archeologico nel 1834 e si diedero da fare per scovare i tesori. Visti gli scarsi risultati iniziali, Ferlini decise di rincarare la dose e concentrarsi sulle piramidi. Così, dopo aver assunto circa 500 indigeni locali, ordinò che venissero demolite a colpi di piccone.

I danni alle meravigliose strutture si susseguivano senza sosta. Dall'alto in basso, oltre 40 piramidi vennero scoperchiate e distrutte. Le scoperte, però, continuavano a non essere mirabolanti come Ferlini si aspettava. I maggiori tesori vennero trovati nella piramide più grande, conosciuta come N6. Questa era la tomba della regina Amanishakheto, che regnò dal 10 a.C. all'1 d.C. Oltre al suo sarcofago, i cacciatori di tesori trovarono amuleti, vari gioielli e oggetti del corredo funebre.

TrackHD/Wikimedia

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Timorosi che gli indigeni tendessero un agguato per sottrarre gli oggetti preziosi, Ferlini e Stefani presero tutto quello che potevano prendere, caricarono i cammelli e fuggirono di notte, risalendo poi il Nilo fino al Cairo. A quel punto non restava che trarre profitto da quanto avevano trovato a Meroe. Tra vendite, donazioni e aste, il tesoro di Ferlini - o per meglio dire delle piramidi distrutte - andò a finire in varie parti d'Europa.

Sven-Steffen Arndt/Wikimedia

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Sebbene all'epoca furono molti i personaggi che, come Ferlini, svolsero i loro "scavi" senza alcuna attenzione scientifica e passarono ugualmente alla storia, il bolognese oggi è ricordato prettamente per la distruzione delle piramidi.

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Valerian Guillot/Flickr

Valerian Guillot/Flickr

Di certo oggi fa impressione leggere la storia delle sue avventure, azioni considerate perfettamente normali in un'epoca che non c'è più, e che oggi - ne siamo sicuri - farebbero impallidire qualunque storico o archeologo.

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