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Il lockdown mondiale fa diminuire l'inquinamento acustico sottomarino: le balene tornano a "parlarsi"

30 Aprile 2020 • di Lorenzo Mattia Nespoli
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Ormai lo abbiamo imparato bene: il lockdown da Coronavirus e la conseguente assenza degli uomini dai luoghi dove abitualmente svolgevano le loro attività ha consentito alla natura di "risvegliarsi" e di espandersi come mai si era visto negli ultimi anni.

Uomini in casa non significa solo natura meno "invasa", ma anche ambiente più silenzioso. Proprio così: l'inquinamento acustico è un problema ambientale proprio come lo smog causato da scarichi e fumi nocivi, e come tale non andrebbe mai sottovalutato. Ora, con i mezzi di trasporto per lo più fermi, è tutto più silenzioso: del resto, basta affacciarsi alla finestra di casa per notarlo. Ma a essere più tranquillo è anche il mare, dove i rumori emessi dalle imbarcazioni sono drasticamente diminuiti, consentendo alle creature che lo popolano di tirare un sospiro di sollievo e tornare a "parlare" fra di loro.

È noto che l'inquinamento acustico sottomarino sia un aspetto dannoso soprattutto per balene, delfini e altri mammiferi acquatici. L'uomo non inquina solo sopra la superficie terrestre, ma anche sotto le profondità del mare, mettendo a serio rischio le capacità di orientarsi e la serenità di tanti animali che ci vivono. 

Gli scienziati che monitorano costantemente i segnali sonori provenienti dalle profondità marine hanno registrato un forte calo dei suoni a bassa frequenza emessi dalle navi, a partire da gennaio 2020. Non è una coincidenza se ciò si è verificato proprio da quando le attività in tutto il mondo sono state ridotte a causa della pandemia Covid-19, e il traffico marittimo si è ridotto. Gli stessi ricercatori hanno fatto notare come le balene e gli altri mammiferi acquatici, grazie a ciò, siano meno "stressati" e riescano a comunicare in modo migliore fra loro.

Da più parti nel mondo, gli esperti sono concordi nel definire quello che stiamo vivendo un momento "irripetibile", un'occasione più unica che rara per "ascoltare" il silenzio e la vera essenza della natura, sentendocene parte integrante e non padroni. Riguardo alle balene, studi già pubblicati hanno confermato che il rumore sottomarino provocato dall'uomo ha portato i cetacei a condizioni di stress cronico: un'intera generazione di questi animali non ha mai conosciuto la piena tranquillità sott'acqua.

L'opportunità di poter studiare i comportamenti e le comunicazioni fra balene, ora, è unica. È noto che le interazioni fra loro sono minori in presenza di barche e navi. Dalla gravità della crisi dovuta al Coronavirus, dunque, possono e devono scaturire importanti riflessioni su quanto forte e dannoso sia il nostro impatto sulla natura. Argomenti su cui è giusto ragionare, per cercare di migliorare la salute dell'unico ambiente che ci ospita.

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