Il tonno potrebbe diventare un alimento raro: la nostra voglia di sushi ne mette a rischio la sopravvivenza

di Marta Mastrogiovanni

01 Febbraio 2020

Il tonno potrebbe diventare un alimento raro: la nostra voglia di sushi ne mette a rischio la sopravvivenza
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La nostra sconfinata passione per il sushi e, in particolare, per il tonno — consumato sotto forma di trancio, scatoletta o nigiri — sta letteralmente sterminando questa specie animale e non solo. Ogni anno, sono milioni le tonnellate di pesci uccisi e scartati: un prezzo da pagare per il nostro piacere, che sta diventando insostenibile. Il tonno potrebbe infatti diventare un alimento raro, da consumare con parsimonia, se non si metteranno in atto i giusti provvedimenti per proteggere questa specie e consentirne il ripopolamento nei mari.

via Sea Around Us

Pixabay

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Una ricerca internazionale, guidata da Institute for the Oceans and Fisheries della British Columbia University e portata avanti con l'aiuto dell'Associazione BLOOM di Parigi, del Programma per gli affari marini dell'Università Dalhousie (Canada) e della Scuola di Scienze Biologiche dell'Università dell'Australia Occidentale, ha puntato i riflettori sui devastanti effetti della pesca ai tonni. I ricercatori, coordinati dalla dottoressa Angie Coulter, hanno voluto raccogliere quanti più dati possibili sulla pesca al tonno per capire se questa sia ancora sostenibile. I risultati ottenuti hanno messo in luce la gravità della situazione.

 

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I dati, purtroppo, non lasciano spazio all'immaginazione: negli ultimi 60 anni, la pesca al tonno è aumentata del 1.000%, sfiorando le 6 milioni di tonnellate di tonno all'anno. I tipi di tonno più a rischio sono quello pinnagialla (Thunnus albacares) e lo striato (Katsuwonus pelamis), che risultano essere i più pescati, per un totale (delle due specie insieme) di circa 4 milioni di tonnellate ogni anno; il tonno rosso (Thunnus thynnus), invece, viene preferito per la preparazione del sushi e, dopo aver rischiato l'estinzione, continua sempre ad essere pescato, ma in misura minore rispetto alla seconda metà del Novecento.

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