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La metà delle riserve mondiali di cobalto…
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La metà delle riserve mondiali di cobalto si trova in Congo: perché è uno dei paesi più poveri al mondo?

02 Febbraio 2019 • di Laura Gagliardi
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Immaginate di avere una camera blindata piena di lingotti, diamanti ed ogni tipo di oggetto prezioso in gran quantità, ma di non potervi accedere in alcun modo, ed essere costretti a vivere per strada, vestiti di stracci ed elemosinando le vostre giornate.

Un paradosso che è realtà per la popolazione della Repubblica democratica del Congo: con un PIL pro-capite di 450 $, si colloca al 176esimo posto su 189 al mondo per i livelli di sviluppo umano, nonostante in esso si trovino enormi riserve delle più preziose materie prime, tra cui il cobalto.

Il cobalto è un elemento chimico estremamente utile, perché impiegato in mille ambiti: dagli elettrodi delle batterie d'auto alle leghe per la produzione di gioielli in oro ed acciai per utensili ad alta velocità;  dai magneti e i catalizzatori per la petrolchimica e chimica, alla radioterapia; fino alla sua teorizzazione come bomba. Un materiale talmente prezioso da rappresentare una fortuna per chi lo possiede, eppure così non è.

La metà delle riserve conosciute di cobalto si trova infatti nella Repubblica democratica del Congo – un dato che ne fa il più grande produttore al mondo. Eppure questo minerale – come tutte le altre materie prime di cui il paese dispone – è una maledizione per il suo popolo, che non ne trae alcun beneficio in termini materiali, e si classifica tra le più povere del pianeta.

Se a scavare nelle miniere per estrarre questo e altri preziosi minerali sono i congolesi, anche minorenni, in condizioni di lavoro disumane e privati di ogni diritto fondamentale, purtroppo a sfruttare il cobalto e le altre materie prime sono le multinazionali ed il governo cinese, che ne spartiscono i profitti con i governanti al potere. Questo spiega la travagliata storia del paese, caratterizzata da guerre fratricide, colpi di stato e dalla dittatura di Mobutu Sese Seko, cui poi sono succeduti Kabila padre e figlio, e che vede gli ultimi risultati elettorali in dubbio. Conflitti e scontri che hanno gettato il paese nel caos e nella miseria, distruggendone le infrastrutture.

Se solo i governanti investissero le royalty ricavate dalle estrazioni minerarie, potrebbero migliorare radicalmente le condizioni di vita degli 82 milioni di congolesi, oggi impiegati per il 75% in agricoltura, in un paese devastato in cui le terre coltivabili rappresentano solo il 4%. È bene riflettere sui costi umani ed ambientali del benessere delle società cosiddette sviluppate.

Tags: AfricaDossier
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