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Questa è la triste storia del famoso…
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Questa è la triste storia del famoso campanile che emerge dal lago di Resia

25 Agosto 2018 • di Marco Renzi
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Nell'Alto Adige, e precisamente nel comune di Curon Venosta (Bolzano), si erge un reperto architettonico molto particolare, soprattutto per la posizione in cui si trova. Dalle acque di un enorme lago di montagna spunta infatti un campanile romanico, divenuto negli anni un'immagine iconica che probabilmente avete visto su qualche cartolina o galleria del web. Pochi però conoscono la storia che si cela dietro questa costruzione; una storia lontana condita di leggende, avidità e, purtroppo, di ingiustizie.

immagine: pixabay

Il lago di Resia all'epoca in cui nacque il campanile non era grande come lo vediamo oggi. In questa zona vi erano infatti tre laghi: il Resia, il Curon e il San Valentino alla Muta. Oggi i primi due sono unificati nell'enorme bacino Resia, mentre il terzo è ancora esistente.

Il progetto era nato nel 1910 per la produzione di energia idroelettrica, ma solo 10 anni dopo vennero presentate le domande per realizzarlo. Il piano iniziale era molto meno invasivo e prevedeva di innalzare le acque di soli 5 metri; nel 1939 però, con l'ingresso del gruppo Montecatini, si iniziarono i lavori per innalzare il livello dell'acqua di ben 22 metri. L'inizio della guerra portò ad una battuta d'arresto, ma nell'immediato dopoguerra i lavori ripresero a pieno ritmo.

Per il piccolo paese di Curon Venosta e per una parte del paese di Resia, questo innalzamento significava la fine. I cittadini (oltre 150 famiglie) interpretarono questo progetto come un grande affronto del governo nei loro confronti, per di più portato avanti in un momento in cui le priorità erano sicuramente ben diverse.

L'Italia versava infatti in uno stato di distruzione e povertà, ma ciò non fece desistere gli imprenditori: prelevando esplosivo dall'Argentina e legname dalla Calabria, furono scavati 35 km di tunnel, furono depositati 1,5 milioni di quintali di cemento e 10.000 tonnellate di ferro.

I cittadini, disperati per la perdita delle loro case, della loro storia e dei loro frutteti, arrivarono a chiedere aiuto a Papa Pio XII, senza successo. La diga fu ultimata nel 1949 e il lago fu riempito nel 1950 con 120 milioni di metri cubi d'acqua.

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Cosa avvenne ai bellissimi paesini della valle? Furono rasi al suolo a colpi di esplosivo e "ricostruiti" in un altro luogo. In realtà le soluzioni alternative erano poco più che baracche costruite in fretta, cosa che convinse molti abitanti a trasferirsi altrove autonomamente.

Del paese di Curon Venosta e della sua comunità rimase soltanto il campanile romanico, risalente al 1300, che l'innalzamento dell'acqua non era riuscito a sommergere.

La vallata, molto amata per gli sport invernali ed escursionistici, offre ai visitatori un panorama unico al mondo. Dalle acque cristalline del lago emerge la struttura del campanile, che d'inverno è raggiungibile a piedi camminando sulle acque ghiacciate.

Ed è proprio d'inverno che, narrano le leggende, avviene un fatto straordinario: nonostante il campanile sia completamente vuoto, di tanto in tanto si può sentire ancora il suono delle sue campane che inonda la vallata. Una melodia confusa che - ci piace pensare - risuona come un lamento, e vuole ricordare a noi viaggiatori di passaggio che sotto le acque del lago sono sepolti i ricordi di un'intera comunità, sacrificata in nome del profitto.

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