I nostri cellulari ci 'ascoltano'? A quanto pare sì, ma possiamo difenderci - Curioctopus.it
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I nostri cellulari ci 'ascoltano'? A quanto pare sì, ma possiamo difenderci

05 Giugno 2018 • di Alessandro Lolli
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Ormai sappiamo bene che la nostra privacy è costantemente a rischio. Il nostro comportamento online è registrato e ricostruito su molteplici piattaforme collegate a un unico utente. I "cookie" che i siti immagazzinano sono le impronte del nostro passaggio e costruiscono un profilo dettagliato delle nostre abitudini.

Ciò che non sapevamo però - ma probabilmente sospettavamo - è che anche la nostra voce è potenzialmente ascoltabile e registrabile dagli smartphone.

immagine: pxhere.com

I moderni cellulari comunicano tra loro e con altri dispositivi attraverso ultrasuoni, pensiamo a applicazioni come Google Neaby e Silverpush. Per questo motivo, sempre più app chiedono la nostra autorizzazione per collegarsi al microfono del dispositivo e qui si aprono scenari preoccupanti.

In linea di principio, infatti, ogni volta che un'app del genere è aperta, le nostre conversazioni possono essere intercettate e ascoltate da chi gestisce quel servizio. 

E fino a oggi, non ci sarebbe stato modo di saperlo.

immagine: Shop Catalog

Da questa esigenza nasce il SoniControl Project, sviluppato dai ricercatori dell'università di San Pölten, in Austria. Hanno messo a punto un'applicazione che combatte l'audio tracking, cioè l'accesso al nostro microfono da terze parti.

Come dichiara Matthias Zeppelzauer, responsabile del progetto: "Ogni applicazione che ha accesso al microfono e al sistema operativo può, in qualsiasi momento e senza avviso, attivare il microfono e ascoltare, rilevare i cookies acustici e sincronizzarli su internet."

Ciò che fa SoniControl è mascherare e bloccare il trasferimento di questi dati senza compromettere le funzionalità dello smartphone.

"Attualmente non è disponibile sul mercato nessuna tecnologia in grado di bloccare gli acoustic cookies. L'applicazione che abbiamo sviluppato in questo progetto rappresenta il primo tentativo di dare agli utenti la possibilità di difendersi da questo tipo di monitoraggio" conclude Zeppelzauer.

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