Gli "Arabi delle paludi": la secolare tradizione delle case galleggianti... che rischia di scomparire - Curioctopus.it
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Gli "Arabi delle paludi": la secolare…
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Gli "Arabi delle paludi": la secolare tradizione delle case galleggianti... che rischia di scomparire

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Il delta del fiume Tigri e l'Eufrate è stato un territorio ampiamente popolato per più di 5 mila anni: qui si stanziarono anche gli Assiri e i Babilonesi. Oggi questa zona ospita la popolazione dei Madan, conosciuti anche come "Arabi delle paludi".

La panoramica che si presenta a chi raggiunge questo territorio è surreale: centinaia di piccole case costruite con giunchi, canne e foglie secche costruite dai Madan per vivere nella palude. Gli esploratori lo hanno ribattezzato "La Valle dell'Eden". Questa antica popolazione, erede dei Babilonesi e degli Assiri, rischia oggi di scomparire a causa della folle politica adottata dai governi dell'Iraq e dell'Iran negli ultimi anni. 

Fino a 50 anni fa i Madan erano centinaia di migliaia, oggi rischiano l'estinzione a causa dello stravolgimento del loro secolare habitat naturale.

Le case-palafitte sono costruite con le canne dei canneti una volta molto numerosi: oggi non è possibile sostituire le canne troppo secche e rotte perché dei canneti non rimane quasi più traccia, così come la palude che per millenni ha caratterizzato questo posto. 

Le difficoltà degli "Arabi delle paludi" iniziarono nel 1981, con lo scoppio della guerra tra Iran e Iraq.

I gruppi militari iracheni usarono il delta dei fiumi per nascondersi, situato proprio a confine tra l'Iran e l'Iraq. Per sventare i loro rifugi Saddam Hussein iniziò a prosciugare la palude.

Il susseguirsi delle guerre negli stessi territori completarono quasi completamente la bonifica: i corsi del Tigri e dell'Eufrate furono deviati e costruite gigantesche dighe. 

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Circa 25 mila chilometri di palude furono ridotti a 2 mila in pochi anni. Gli ultimi 60 mila Madan divennero 5.000.

Una svolta nel destino dei Madan avvenne nel 2003, successivamente all'invasione americana del territorio. La comunità internazionale si interessò alla questione della palude stanziando dei fondi per la ricostruzione dei bacini idrici. Anche l'Italia fu coinvolta e contribuì al progetto.

La realizzazione dei bacini tuttavia incontrò fin da subito un grande problema: l'acqua era diventata troppo salata, i pesci morivano e i bufali si ammalavano. 

L'Iraq esce dalla guerra disastrato: l'impianto fognario è distrutto, non esiste più alcun tipo di filtri.

I Madan avevano imparato ad adattare la propria vita al territorio paludoso: vivevano di agricoltura, coltivando orzo, miglio e grano, allevavano i bufali ed erano abili pescatori. Con l'acqua inquinata continuare tutte queste attività era impossibile. 

Gli ulteriori sviluppi storici hanno continuato a minacciare i Madan.

Il territorio fertile, importante risorsa d'acqua, è anche un primo obiettivo per chiunque voglia manovrare a proprio piacimento le sorti dei paesi circostanti.

Più recentemente l'Isis ha attaccato le riserve idriche, mentre il governo turco si schiera più o meno a favore delle dighe costruite a seconda delle proprie scorte di acqua. 

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Dopo anni di guerre il millenario delta del Tigri e dell'Eufrate, culla di prosperose popolazioni, è ridotta ad acquitrino maleodorante.

Soltanto poche "mudhif", le case di canne piegate, si ergono ancora su quello che rimane della palude.

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