Un’antica tecnica Maya potrebbe aiutare la crescita delle piante su Marte: lo sostiene uno studio

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di Gianmarco Bonomo

19 Maggio 2024

La consociazione delle colture testata dai ricercatori, e un esempio di suolo marziano a fianco
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Gli esseri umani andranno su Marte, prima o poi. Magari la missione non avverrà nell’immediato futuro, ma è certo che colonizzare il pianeta rosso è uno degli obiettivi delle agenzie spaziali. Il problema è: cosa mangeranno i futuri coloni? Le spedizioni di rifornimenti dalla Terra sono tutto fuorché sostenibili, e pertanto rimane una sola opzione: coltivare il cibo direttamente su Marte, con un aiuto dalle antiche pratiche Maya.

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I Maya e l’agricoltura su Marte

PLOS ONE/Gonçalves et al./2024

Lungi dal rappresentare una questione secondaria, l’approvvigionamento di cibo e l’agricoltura su Marte sono temi estremamente importanti. In particolare, uno studio della Wageningen University & Research dei Paesi Bassi potrebbe aver mosso i primi passi verso la soluzione del problema. I ricercatori hanno infatti adottato una versione moderna di un’antica tecnica Maya, chiamata intercropping o consociazione delle colture, e iniziato a coltivare pomodori, piselli e carote negli stessi vasi.

I risultati, pubblicati su PLOS ONE, sono stati sorprendenti. I pomodori coltivati mediante consociazione hanno raddoppiato la loro produzione rispetto a quelli coltivati singolarmente, con frutti più grandi e tempi più rapidi. Non è avvenuto lo stesso per i piselli, che hanno mantenuto una resa invariata, e per le carote, che invece hanno mostrato una resa inferiore. Se da una parte la consociazione delle colture mostra dei risultati promettenti, dall’altra è fondamentale scegliere con attenzione colture, terreno, e additivi.

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Coltivare sul suolo marziano: è possibile?

PLOS ONE/Gonçalves et al./2024

L’esperimento condotto dai ricercatori dell’università nederlandese ha riguardato, in questa prima fase, tre tipi di colture. Come abbiamo accennato, sono ugualmente importanti il tipo di terreno e gli eventuali additivi. Per simulare il suolo marziano, gli scienziati hanno sviluppato un terreno composto da regolite, senza materia organica, a cui hanno poi aggiunto batteri e sostanze nutritive. Un processo del tutto simile a quello che i futuri coloni potrebbero impiegare per coltivare su Marte.

Se i rifornimenti dalla Terra sono da escludere - a causa dei costi e dei tempi necessari - la coltivazione sul pianeta rosso appare come l’unica opzione. E la consociazione, ossia l’uso di piante dalle proprietà complementari, potrebbe davvero rappresentare un futuro praticabile. Nonché un modo per ottimizzare l’uso di risorse idriche e nutritive.

La nuova agricoltura su Marte, e l’arte di scegliere le piante giuste

PLOSE ONE/Gonçalves et al./2024 / 中国新闻网/Wikimedia Commons - CC BY 3.0 DEED

Dai risultati del loro esperimento, i ricercatori hanno scoperto che le piante di pomodoro hanno tratto un beneficio concreto dalla vicinanza con i piselli. Questi ultimi infatti possono assorbire azoto dall’aria e trasformarlo in nutrienti in modo molto efficiente. Allo stesso tempo, le carote non solo non hanno tratto beneficio dalla vicinanza con i piselli, ma ne sono state danneggiate, probabilmente a causa della competizione per la luce. E sappiamo che la luce solare su Marte non è disponibile in grandi quantità: anche in questo caso sarà necessario pensare ad alternative sostenibili per una colonia umana.

In effetti, il successo delle future missioni sul pianeta rosso dipende anche dalla capacità dei coloni di essere autosufficienti. E questa capacità dipende a sua volta da un’agricoltura sostenibile sul suolo marziano, ossia dalla consociazione degli antichi Maya. Oltre alla scelta delle colture giuste per avviare il progetto, oggi rimane soltanto un dubbio: nessuno ha assaggiato i pomodori, i piselli e le carote. Chissà che sapore avranno.

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