Il Sahara non è sempre stato un deserto, e in futuro tornerà fertile: lo sostiene una ricerca

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di Gianmarco Bonomo

06 Maggio 2024

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Il Sahara è considerato il deserto per antonomasia: la parola stessa significa deserto, per cui dire “Deserto del Sahara” equivale a dire “deserto del deserto”. Non c’è luogo più arido sul nostro pianeta, eppure in passato il Sahara era un luogo verde e pieno di vita. Secondo alcuni ricercatori il deserto per eccellenza attraversa un ciclo che lo renderà nuovamente fertile in futuro. Vediamo com’è possibile.

In passato il Sahara era pieno di vita, e lo sarà ancora: lo studio

Pexels

Il Sahara è il luogo più arido sul nostro pianeta: grande 9 milioni di chilometri quadrati, nei secoli è diventato il simbolo del deserto stesso, e per delle ottime ragioni. Secondo uno studio recente, tuttavia, in passato il Sahara ha anche accolto un ecosistema brulicante di vita e, cosa più importante, potrebbe tornare ad esserlo. La ricerca, pubblicata su Nature Communications e condotta da un team delle università di Helsinki, Birmingham e Bristol, ha analizzato il clima del Sahara negli ultimi 800 mila anni. Con risultati inaspettati.

Grazie a una serie di simulazioni mediante un modello climatico avanzato, i ricercatori hanno scoperto che il deserto per antonomasia si trasforma in un paradiso verde durante i cosiddetti periodi umidi africani, ossia ogni 21 mila anni. L’ultimo periodo umido africano è avvenuto fra circa 14 mila e 6 mila anni fa: il Sahara contiene ancora le prove di fiumi e laghi, flora e fauna, in un ricco ecosistema oggi (quasi) del tutto scomparso.

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L’importanza delle simulazioni per conoscere il passato del Sahara

Il ciclo del Sahara fra deserto ed ecosistema piano di vita

Pexels / Freepik

Grazie alle simulazioni del modello HadCM3B, utilizzato per ottenere questi risultati, i ricercatori hanno scoperto quindi un ciclo di rinascita del Sahara, ma non solo. Ogni 21 mila anni, il deserto per antonomasia torna ad ospitare un ecosistema ricco di vita in sincronia con l’oscillazione dell’asse terrestre. Questo movimento controlla infatti l’intensità dei monsoni africani, venti periodici che a loro volta determinano la quantità di pioggia che cade sul Sahara, e pertanto anche la vegetazione.

L’ultimo elemento in correlazione con i periodi umidi africani riguarda invece le calotte di ghiaccio. In pratica, quando l’emisfero settentrionale della Terra ha una grande calotta glaciale, è impossibile che si verifichi un periodo umido. Queste infatti raffreddano l’atmosfera, riducendo la piovosità in zone quali il Sahara e causando quindi la sua desertificazione.

Le influenze del Sahara fra passato e futuro

Vista aerea del Deserto del Sahara

NASA

Secondo Edward Armstrong, principale autore della ricerca, il ciclo di trasformazione del deserto in savana e bosco rappresenta uno dei cambiamenti ambientali più significativi in atto nel pianeta. L’importanza del modello di calcolo utilizzato risiede proprio nella capacità di riprodurre con successo i periodi umidi africani e fornire, pertanto, una visione più chiara della loro ciclicità. D’altronde, i cicli di 21 mila anni non hanno influenzato soltanto la geografia, ma sono fra le cause della dispersione della nostra specie fuori dall’Africa.

Allo stesso tempo, si tratta di cambiamenti naturali che non sono collegati in linea teorica con fenomeni più recenti come l'aumento delle temperature globali. Anche se non è escluso che l’uno possa influenzare l’altro. Comunque la si veda, il nostro pianeta cambia in modo dinamico e raramente resta uguale a se stesso: lo dimostra il periodo umido che potrebbe nuovamente trasformare il Sahara in una distesa lussureggiante e piena di vita. Fra qualche migliaio di anni.

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