Vaccino anti-Covid: perché l'Indonesia dà la precedenza a giovani e lavoratori invece che agli anziani - Curioctopus.it
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Vaccino anti-Covid: perché l'Indonesia dà la precedenza a giovani e lavoratori invece che agli anziani

12 Gennaio 2021 • di Lorenzo Mattia Nespoli
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Dopo l'annata funesta rappresentata dal 2020, specie per quanto riguarda la pandemia di Covid-19, il 2021 si è aperto con qualche spiraglio di speranza rappresentato dall'avvio delle vaccinazioni di massa in diverse parti del mondo. È proprio negli Stati che hanno intrapreso questo viaggio lungo e denso di aspettative che si insiste sulla necessità di proteggere in priorità le fasce della popolazione ritenute più deboli e a rischio, a cominciare dagli anziani e dagli operatori sanitari.

Ma non tutti la pensano così. L'Indonesia, ad esempio, ha fatto parlare molto di sé per via della decisione di dare precedenza ai giovani. Nel Paese del Sudest asiatico non sono gli anziani a essere vaccinati prima, ma i lavoratori di età compresa tra 18 e 59 anni. Le motivazioni? Secondo le autorità sono tutt'altro che campate in aria, anzi piuttosto utili da considerare come alternative.

In Indonesia il piano per i vaccini contro il Coronavirus è portato avanti utilizzando l'antidoto sviluppato dalla cinese Sinovac Biotech e ha una particolarità che lo distingue da quelli di altre parti del globo: riguarda prima di tutto i giovani e gli adulti in età lavorativa. L'obiettivo è quello di raggiungere più rapidamente la tanto agognata immunità di gregge proteggendo e rilanciando un'economia già pesantemente fiaccata dalla pandemia. Un modello singolare, che però potrebbe essere seguito anche da altri Stati.

Le autorità indonesiane sostengono di non disporre di dati sufficienti affinché si certifichi l'efficacia del vaccino sugli anziani. Dato che gli studi condotti in loco hanno riguardato per lo più persone tra 18 e 59 anni, e viste le suddette necessità di ripresa economica e salvaguardia dei settori lavorativi, ecco che ha preso corpo questa scelta.

"Non siamo in controtendenza", ha fatto sapere Siti Nadia Tarmizi, un alto funzionario del Ministero della Salute. Semplicemente, stando a quanto affermato, l'efficacia del vaccino cinese non è ancora comprovata sulle fasce più anziane della popolazione, e nel frattempo si è deciso di procedere in questo modo. "Non si può essere troppo dogmatici sulla scelta dell'approccio giusto - ha sostenuto Peter Collignon, docente di malattie infettive dell'Australian National University - la strategia dell'Indonesia potrebbe rallentare la diffusione della malattia, anche se potrebbe non influire sulla mortalità".

Secondo altri esperti che avallano questo modus operandi, gli adulti non anziani che lavorano sono più attivi, si spostano maggiormente, e una strategia così "alternativa" avrebbe le carte in regola per rallentare la diffusione del virus. Tutto questo fermo restando che le persone anziane, più deboli e a rischio in caso di malattie respiratorie, meritano allo stesso modo di essere protette.

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Non mancano, nonostante tutto, le voci scettiche, convinte in particolare che un procedimento simile sia piuttosto rischioso in termini di mortalità. Molti economisti, tuttavia, guardano con favore a un modello simile, ritenuto in grado di far risollevare consumi e settori economici in crisi in tempi più rapidi rispetto agli altri.

Qualunque sia l'approccio, una cosa è certa: la verità e il giusto approccio, in una situazione eccezionale e difficile come quella che il mondo sta attraversando, sono davvero concetti incerti e lunghi da raggiungere.

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