Perché i nonni impazziscono per i nipoti? Due medici ci rivelano la curiosa spiegazione scientifica - Curioctopus.it
x
Per offrirti il miglior servizio possibile questo sito utilizza i cookies. Continuando a navigarlo acconsenti al loro uso in conformità alla nostra privacy policy Ok
x
Perché i nonni impazziscono per i nipoti?…
Una città olandese sta creando le prime case abitabili stampate in 3D 700 prodotti privi di plastica: ecco come questo negozio sta dando una lezione a tutto il mondo

Perché i nonni impazziscono per i nipoti? Due medici ci rivelano la curiosa spiegazione scientifica

08 Giugno 2018 • di Giulia Bertoni
6.951
Advertisement

L'aspettativa di vita dell'essere umano si allunga sempre più e sebbene questo ponga numerose sfide in termini demografici ed economici, questo fenomeno implica il fatto che nonni e nipoti finiscono per passare sempre più tempo insieme.
Questa longevità in continuo aumento rappresenta materia di studio per i genetisti, che si concentrano in particolar modo su quella delle nonne e che grazie a una serie di studi ha recentemente trovato un'interessante spiegazione scientifica, oltre a dare conferma a precedenti ipotesi...

Una nuova spiegazione a quella che gli scienziati chiamano "Ipotesi nonna".

immagine: Pixabay.com

La teoria dietro alla cosiddetta "ipotesi nonna" è che le donne vivano sempre più a lungo, e soprattutto in salute sia nel corpo che nella mente, perché così possono aiutare le loro figlie a prendersi cura dei bambini e quindi, a permettere che esse si riproducano di più. Ancora una volta, insomma, la spiegazione è di tipo evolutivo, ma qualcosa che sorprende c'è: l'esperto di medicina molecolare, il professor Ajit Varki dell'Università della California - San Diego, e il biologo dell'evoluzione Pascal Gagneuxe stavano studiando il gene CD33, ossia quello che aiuta a controllare la risposta infiammatoria e immunitaria del corpo in caso di ferite o infezioni, e che era stato precedentemente legato alla comparsa dell'Alzheimer. Il gene predispone le persone all'insorgere di questa malattia degenerativa, ma il suo allele (la sua forma alternativa), al contrario, protegge il cervello dai meccanismi di aggregazione di proteine che la causano.

Grazie a una ricerca effettuata su database genetici di alto livello, gli scienziati hanno potuto appurare che questa variante del gene CD33 risulta presente in diverse etnie umane, ma non nel codice genetico di altri primati come gorilla, scimpanzé e bonobi, che infatti muoiono poco tempo dopo aver perso la capacità di riprodursi.

"Probabilmente questo allele si è sviluppato dopo il momento in cui l'essere umano si è separato dal suo primo antenato. Insomma, per noi le nonne sono così importanti che siamo stati capaci di far evolvere un gene per proteggere la loro salute!", ha commentato il dottor Varki.

Studiare un gene che sembra avere un ruolo discriminante nell'evitare la comparsa dell'Alzheimer e provare a imitarne le funzioni potrebbe aprire nuovi scenari alla cura di questa malattia.
Nel frattempo sorridiamo del fatto che chi ha la fortuna di possederlo ha molte più chance di veder crescere i propri nipoti e arrivare persino a conoscere i bisnipoti!

Advertisement

Lascia il tuo commento!

Ti è piaciuta questa storia?

Clicca su "mi piace" e non perderti le migliori.

×

Già sono fan, grazie