Gino Bartali: il campione di ciclismo fu anche un eroe dell'Olocausto. Ecco cosa fece - Curioctopus.it
x
Per offrirti il miglior servizio possibile questo sito utilizza i cookies. Continuando a navigarlo acconsenti al loro uso in conformità alla nostra privacy policy Ok
x
Gino Bartali: il campione di ciclismo…
La metro è stata imbrattata con delle svastiche: il gesto di un ragazzo mobilita TUTTI i passeggeri Come vengono addestrati gli orsi per farli stare su 2 zampe? Queste immagini sono la risposta

Gino Bartali: il campione di ciclismo fu anche un eroe dell'Olocausto. Ecco cosa fece

09 Febbraio 2017 • di Giulia Bertoni
10.559
Advertisement

Sebbene oggi in Italia lo sport più popolare sia certamente il calcio, le generazioni più grandi sanno che fino agli Sessanta il ciclismo era talmente seguito che poteva essere considerato popolare quanto se non più del pallone.
La gente affollava le strade italiane per assistere al passaggio di atleti che erano visti come veri e propri eroi dello sport e, anche se probabilmente lo saprete già, nel periodo fra la metà degli anni Trenta e la metà degli anni Cinquanta, uno dei personaggi più amati e seguiti del mondo del ciclismo era Gino Bartali, un professionista che vinse tre Giri d'Italia e due Tour de France, la cui carriera però fu fortemente influenzata dallo scoppio della Seconda guerra mondiale...

Prima dello scoppio della guerra, Bartali aveva già vinto due Giri d'Italia (1936, 1937) e un Tour de France (1938).

Proprio nel 1938 Bartali fu spinto dal regime fascista a saltare il Giro d'Italia per allenarsi in vista del Tour de France e tentare di vincerlo. Così fu ma alla cerimonia di premiazione, il ciclista si rifiutò di rispondere al saluto romano.

Advertisement

Il Giro d'Italia del 1940 fu vinto dall'altro campione del ciclismo Fausto Coppi, anche grazie all'incoraggiamento di un Bartali infortunato. La gara si concluse il giorno prima dello scoppio della guerra e questo determinò lo stop alla competizione per i successivi cinque anni.

Dopo l'instaurazione della Repubblica Sociale Italiana (settembre 1943), Bartali fu coscritto ad essa ed entrò a far parte del battaglione motociclisti della Guardia Nazionale Repubblicana.

Bartali entrò nell'organizzazione armata istituita dal governo fascista di sua volontà ma l'incarico si trasformò ben presto nel pretesto per svolgere una missione segreta.

Advertisement

Ottenuto il permesso di trasferirsi da Passignano sul Trasimeno alla sua Toscana, Bartali svolgeva il suo lavoro di portaordini ma all'interno del tubo sotto al sellino trasportava documenti che avrebbero permesso alla DELASEM di espatriare numerosi ebrei.

La DELASEM, Delegazione per l'Assistenza degli Emigranti Ebrei, fu un'organizzazione attiva in Italia tra il 1939 e il 1947 che si occupò di aiutare gli ebrei internati o perseguitati, avvalendosi anche dell'aiuto di tanti non ebrei come Bartali.

Con la scusa dell'allenamento, Bartali non subì mai ispezioni e poté in questo modo contribuire all'opera della clandestina resistenza all'Olocausto.

In accordo con l'Arcivescovo di Firenze Elia Angelo Dalla Costa e il rabbino Nathan Cassuto, è stato calcolato che siano state almeno ottocento le persone che le lunghe pedalate di Bartali contribuirono a salvare. Il suo operato venne riconosciuto nel 2005 dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, che gli conferì la medaglia d'oro al merito civile, e dallo Stato d'Israele, che lo proclamò Giusto tra le Nazioni nel 2013.
Bartali morì nel 2000 e il motivo per il quale questi riconoscimenti arrivarono solo dopo la sua morte è che lui non ne fece mai parola con nessuno. La cosa venne scoperta nel 2002 da degli studiosi alle prese con delle liste di nomi di ebrei espatriati.

Tags: ItaliaCiclistiStorie
Advertisement

Lascia il tuo commento!

Advertisement
Advertisement

Ti è piaciuta questa storia?

Clicca su "mi piace" e non perderti le migliori.

×

Già sono fan, grazie