Da quando l'uomo ha addomesticato gli animali è stato colpito da più malattie, sostiene una ricerca

di Cassandra Testa

21 Dicembre 2023

Da quando l'uomo ha addomesticato gli animali è stato colpito da più malattie, sostiene una ricerca
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Diversi studi hanno recentemente dimostrato che l'addomesticamento degli animali ha portato a un deciso incremento delle malattie contratte dagli esseri umani per effetto del cosiddetto salto di specie.

 

Quali sono stati i risultati della ricerca?

Quali sono stati i risultati della ricerca?

Pexels

Uno studio recente, ancora in attesa di pubblicazione su una rivista scientifica, ma già disponibile su bioRxiv, ha fornito nuove prove sull'impatto della domesticazione degli animali sulla salute umana.

Coordinato da Eske Willerslev dell'Università di Copenhagen, il team di ricerca ha utilizzato il sequenziamento del genoma per analizzare i resti di circa 1.300 persone vissute nel corso dei secoli passati. I resti più antichi analizzati risalgono ben a 37.000 anni fa.

Lo studio ha rilevato che l'allevamento animale ha notevolmente aumentato la probabilità di trasmissione di malattie zoonotiche, ovvero malattie trasmissibili dagli animali agli umani.

Questo lavoro è significativo perché utilizza dati genetici sia umani che di virus e batteri con l'obiettivo di tracciare la storia delle malattie infettive nel corso dei millenni, mettendo in luce l'impatto profondo della domesticazione animale sulla salute umana e sulla storia globale.

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Quali batteri sono stati rilevati dalla ricerca?

Quali batteri sono stati rilevati dalla ricerca?

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Gli scienziati hanno analizzato il DNA di oltre 1.300 individui vissuti tra pochi secoli e 37.000 anni fa, escludendo il DNA dei patogeni presenti nel suolo e nella bocca. Il batterio della peste (Yersinia pestis), che si trasmette dalle pulci agli umani, è stato trovato nel 3% dei resti analizzati, con la maggior parte dei casi risalenti tra 6.000 e 3.000 anni fa.

Inoltre, il batterio Borrelia recurrentis, responsabile della borrelliosi, una malattia trasmessa da cervi, roditori e uccelli all'uomo tramite insetti vettori, è stato trovato nel 2,3% dei resti. Il primo caso identificato risale a 4.500 anni fa in Scandinavia.

Altre malattie individuate che sono diventate più frequenti con la domesticazione animale includono malaria, epatite, lebbra e leptospirosi.

Questo studio fornisce, quindi, una preziosa comprensione di come la domesticazione animale abbia influenzato la diffusione delle malattie infettive tra gli esseri umani nel corso dei millenni.

Le conclusioni del lavoro degli scienziati

Le conclusioni del lavoro degli scienziati

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In questo studio, i ricercatori hanno classificato i patogeni trovati nei resti umani in cinque gruppi, uno dei quali è responsabile delle zoonosi, il cosiddetto "salto di specie".

Hanno scoperto che soltanto i patogeni zoonotici hanno mostrato un aumento nella loro presenza nei resti umani a partire da circa 6.000 anni fa che costituisce proprio il periodo in cui hanno iniziato a espandersi delle pratiche di allevamento e pastorizia.

Tuttavia, gli autori dello studio hanno anche espresso cautela nell'interpretazione dei risultati. Le tecniche tradizionali di sequenziamento genetico non riescono, infatti, a identificare i virus a RNA, come quelli dell'influenza e i coronavirus, che in passato potrebbero aver causato delle epidemie decisamente diffuse.

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