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Nel 1972 gli scienziati predissero quando la società sarebbe crollata: nuovi studi confermano le previsioni

26 Gennaio 2022 • di Lorenzo Mattia Nespoli
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Come sarà il nostro Pianeta nel futuro? Cosa cambierà a livello economico e sociale? Probabilmente tutti, prima o poi, ci siamo fatti queste domande. Si tratta di questioni piuttosto complicate, in cui sono in gioco moltissime variabili, e che da anni attirano l'interesse di esperti e scienziati.

È davvero possibile prevedere gli anni a venire? Stando agli studi di cui stiamo per parlarvi, sembrerebbe di sì. Nel 1972, infatti, un gruppo di esperti del Massachusetts Institute of Technology (MIT) ha cercato di scoprire quando si sarebbe verificato il collasso della società, utilizzando la modellazione al computer. Il verdetto? Una data precisa, e anche abbastanza vicina: quella del 2040. Sebbene all'epoca tale studio non sia stato preso troppo sul serio, oggi c'è chi ha deciso di approfondirlo e attualizzarlo, e sembra proprio che quelle tristi previsioni non siano affatto da sottovalutare. Siamo abbastanza in linea, è vero, ma forse non tutto è perduto. Vediamo.


L'umanità era stata avvertita: le nostre attività avrebbero potuto essere così insostenibili da causare un collasso, previsto proprio attorno alla metà del 21esimo secolo, nel 2040 per l'esattezza. Il report divulgato nel 1972 dagli scienziati del MIT, del resto, parlava chiaro: gli esperti avevano individuato già all'epoca dei "limiti" nello sviluppo industriale, che avrebbero causato un crollo a lungo termine.

Eppure non erano stati presi troppo sul serio. Oltre a fare scalpore, questa analisi venne anche derisa e messa in dubbio. Oggi, tuttavia, il tema sembra essere più attuale che mai, ed è per questo che nuove ricerche hanno provato ad attualizzare quanto previsto negli anni Settanta, con risultati tutt'altro che rassicuranti.

Non si tratta di facili catastrofismi, ma di precisi modelli matematici ed economici. Nel 2009, un altro team di ricercatori aveva già condotto uno studio simile, pubblicato poi da American Scientist, che affermava che quanto detto nel 1972 non era poi così irrealizzabile. "Siamo quasi esattamente sulla rotta di quei risultati 35 anni dopo, il modello proposto era molto accurato", avevano affermato.

Nel 2021, poi, è stata la ricercatrice olandese sulla sostenibilità Gaya Herrington a fornire un'ulteriore conferma. In un suo nuovo studio approfondito e basato sui precedenti, ha affermato: "ero curiosa di vedere quali scenari ipotizzati si stessero manifestando oggi, e i dati attuali purtroppo sono in linea con le previsioni fatte nel 1972".

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La sua analisi è centrata su tre scenari diversi, e mostra che la civiltà si sta dirigendo quasi inesorabilmente verso il declino della crescita economica, influenzato da diversi fattori, cambiamento climatico compreso. "Ci troviamo nel bel mezzo di un'emergenza planetaria - ha detto - di fronte a crisi climatiche, della biodiversità e della salute, che sono interconnesse e si rafforzano a vicenda".

Cosa fare dunque? Lo studio in questione non è soltanto - e per fortuna - una presa di coscienza dei problemi a cui stiamo andando incontro. Al contrario: stando a quanto ha affermato la Herrington, possiamo ancora cambiare qualcosa. "La scoperta chiave del mio studio è che possiamo ancora virare verso uno scenario che non finisca con il collasso. Con l’innovazione nel mondo degli affari, insieme ai nuovi sviluppi da parte dei governi e della società civile, continuare ad aggiornare i modelli offre un’altra prospettiva sulle sfide e le opportunità che abbiamo per creare un mondo più sostenibile", sostiene la scienziata. E non ci resta che sperare che sia proprio così.

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