Nella sua "Notte Stellata", Van Gogh potrebbe aver anticipato i flussi turbolenti della luce studiati 60 anni dopo

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di Claudia Melucci

17 Agosto 2018

Nella sua "Notte Stellata", Van Gogh potrebbe aver anticipato i flussi turbolenti della luce studiati 60 anni dopo
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Non c'è bisogno di rimarcare quanto l'arte sia una nobile espressione del mondo esteriore filtrato attraverso l'essere dell'artista stesso. Da questa 'filtrazione' possono risultare maggiori o minori deformazioni della realtà, tenendo anche conto della corrente artistica dell'epoca in cui vive l'artista. 

Van Gogh è noto per essere un artista che ha sempre trasformato profondamente ciò che i suoi occhi vedevano in ciò che la sua mente vedeva: una mente che molti dicono di essere stata turbata da disturbi psichici, ma che continua a far interrogare gli studiosi - tanto gli scienziati quanto gli esperti d'arte. 

Questa volta è la celebre opera 'Notte Stellata' a far domandare se Van Gogh sia stato solo un folle particolarmente creativo o davvero un genio precursore dei tempi.

via NPR

Nella 'Notte Stellata' i moti circolari della luce nel cielo rappresentano ciò che in fluidodinamica viene chiamato 'flusso turbolento'.

Nella 'Notte Stellata' i moti circolari della luce nel cielo rappresentano ciò che in fluidodinamica viene chiamato 'flusso turbolento'.

pixabay.com

Il flusso turbolento è uno dei concetti più complessi che la natura abbia mai regalato all'uomo, difficile da predire matematicamente con un'equazione e da descrivere fisicamente dal punto di vista energetico.

Ciò che si può senz'altro constatare è il fatto che Van Gogh, nella sua famosissima 'Notte Stellata', abbia anticipato di almeno sessant'anni la descrizione di tale fenomeno, con una precisione che ha impressionato anche gli studiosi.

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Baldiri/Wikimedia

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La 'Notte Stellata' venne realizzata nel 1889 e corrisponde alla visuale che Van Gogh aveva dalla finestra della stanza del manicomio in cui era stato portato, dopo essersi tagliato un orecchio in preda ad un atto di follia. Nel dipinto, le pennellate circolari creano un cielo notturno costellato da nubi vorticose e mulinelli di luce stellare. 

La tecnica con cui la luce è rappresentata è comune anche ad altri artisti impressionisti: quest'ultimi, in maniera differente dai loro predecessori, riuscivano a catturare il movimento della luce - lo sfavillare del riflesso del sole su uno specchio d'acqua o, come in questo caso, la luce delle stelle che si diffonde nel cielo lattiginoso - studiando l'intensità di due colori dipinti adiacenti sulla tela, anche detta luminanza. 

La parte primaria della corteccia visiva confonde due colori che hanno la stessa luminanza - l'intensità del colore -, ma allo stesso tempo li distingue evidenziandone il contrasto - chiaro e scuro. Mettendo insieme questi due processi, il risultato è che lo spettatore vede il cielo della 'Notte Stellata' - ed altri opere impressioniste - sfavillare e pulsare a causa dei riflessi di luce. 

Nessuno prima degli impressionisti era riuscito a catturare il movimento della luce in maniera così razionale ed efficace.

Immagine: parte dell'ospedale psichiatrico di Saint Paul de Mausole, in cui era ricoverato Van Gogh. 

NASA’s Aqua/MODIS satellite/Wikimedia

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A distanza di 60 anni dalla realizzazione del dipinto, il matematico russo Andrey Kolmogorov tentò di individuare una formula matematica per la descrizione di una turbolenza. Scoprì che l'aspetto di un flusso turbolento riusciva a rimanere immutato solo se i vortici più grandi trasferivano energia a quelli più piccoli, e così via. Le misurazioni sperimentali rivelarono che l'equazione di Kolmogorov andava incredibilmente vicino alla descrizione del modo in cui funzionavano i flussi turbolenti, ma non esattamente. 

I flussi turbolenti continuavano ad essere un fenomeno che la fisica non riusciva a spiegare.

A, ESA & A. van der Hoeven/Wikimedia

A, ESA & A. van der Hoeven/Wikimedia

Nel 2004, alcuni scienziati impegnati nello studio delle immagini riprese dal telescopio Hubble osservarono una nube di polvere intorno ad una stella e si ricordarono immediatamente della 'Notte Stellata' di Van Gogh.

Gli scienziati si dedicarono allo studio in dettaglio della luminanza e scoprirono che c'è nascosto un modello di strutture fluide turbolente molto preciso, che va molto vicino all'equazione di Kolmogorov, nei quadri di Van Gogh.

Immagine: galassia a spirale Messier 77, ripresa dall' Hubble Space Telescope.

pixabay.com

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Gli esperti hanno quindi scoperto che i quadri prodotti durante il periodo di agitazione psicotica di Van Gogh rappresentano la turbolenza fluida in maniera straordinariamente realistica e matematica. Al contrario, nei dipinti risalenti a periodi più quieti della vita di Van Gogh - nell''Autoritratto con l'orecchio bendato' ad esempio - non è stata riscontrata alcuna corrispondenza con il modello, e neanche nelle opere di altri celebri pittori come 'L'Urlo' di Edvard Munch. 

Sarebbe troppo facile concludere che sia stato uno spirito matematico a suggerire a Van Gogh quella forma da dare al cielo stellato, ma ha un'innegabile fascino l'idea che un periodo di smarrimento e sofferenza abbia portato l'artista ad intuire i segreti più intimi della natura, che ad una mente lucida e razionale appaiono complessi e incomprensibili. 

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