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22 Negativi Rimasti In Antartide Per Un Secolo: Ecco L'eroica Missione Che Raccontano

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Agli inizi del 1900 tutti gli angoli del pianeta erano stati esplorati tranne l'Antartide. Questa estesa terra emersa contrapposta al Polo Nord, da secoli era nota ma fino ad allora soltanto esplorazioni della costa erano state effettuate. 

Tra tutte le spedizione è celebre quella "Endurance", capeggiata Ernest Shackleton, che aveva come obiettivo l'attraversamento del Polo Sud. Di questa spedizione sono stati ritrovati recentemente dei negativi che ci rivelano a distanza di un secolo alcuni dei momenti di quella missione eroica. 

Nel 2013 è stato ritrovato in un vecchio capanno costruito in Antartide, un prezioso reperto rimasto congelato per un secolo.

Si tratta precisamente di 22 negativi fotografici che una volta sviluppati hanno rivelato alcuni istanti della missione Endurance, avvenuta tra il 1914 e il 1917. 

La pellicola è stata trovata all'interno di un blocco di ghiaccio che ha miracolosamente salvato il materiale. Le foto sono di ottima qualità considerando il periodo e la modalità di conservazione.

La spedizione di cui stiamo parlando è entrata a far parte della storia esplorativa del pianeta, grazie ad un personaggio a dir poco eroico: il capitano Shackleton, capo della missione.

La spedizione Endurance fu la prima organizzata dal Regno Unito dopo la conquista del Polo Sud da parte del Capitano norvegese Roald Amundsen.

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La spedizione partì da Londra l'1 Agosto 1914. Cinque mesi dopo la nave Endurance raggiunse i mari dell'Antartide.

Durante la traversata la nave venne distrutta dall'impatto con un'enorme lastra di ghiaccio galleggiante. L'incidente accadde a migliaia di chilometri di distanza dalle più vicine terre abitate.

I 28 uomini dell'equipaggio si trovarono di fronte ad una situazione profondamente drammatica: la temperatura oscillava tra i -22°C e i -45°C, le provviste erano limitate e la distanza da qualsiasi stazione ricevente rendeva impossibili le comunicazioni radio. 

La nave fu abbandonata e gli uomini, dietro il comando del Capitano Shackelton, si rifugiarono su una banchisa dove allestirono un campo di emergenza con il materiale che avevano potuto recuperare dalla nave. 

Rimasero al campo di emergenza fino all'8 Aprile 1916.

Quando la banchisa iniziò a sciogliersi gli uomini decisero di imbarcarsi sulle scialuppe per raggiungere la vicina Isola Elephant: il luogo tuttavia rimaneva decisamente fuori mano rispetto alle rotte marittime di quel tempo, pertanto le probabilità di incontrare vite umane erano molto basse.

Fu a questo punto che l'eroico capitano prese una difficile decisione: ordinò al carpentiere dell'equipaggio di rinforzare una delle scialuppe. Salì sull'imbarcazione e lasciò l'isola alla volta della Georgia Australe situata a 1300 chilometri di distanza.  

Il tragitto percorso dal capitano insieme a 4 dei suoi uomini è ancora oggi molto pericoloso: il viaggio resta uno dei più temerari mai compiuti in mare.

Dopo 15 giorni di navigazione, approdano sull'isola. Le stazioni baleniere tuttavia si trovano distanza dalla costa e, non avendo le forze per circumnavigare la costa, il Capitano Shackleton decide di attraversare la Georgia a piedi

Dopo 36 ore di marcia raggiunse le stazioni baleniere e senza perder tempo organizzò la spedizione per trarre in salvo gli uomini dell'equipaggio rimasti sull'Isola Elephant. 

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Il Capitano invia un S.O.S. al Regno Unito ma il paese, impegnato nel primo conflitto mondiale, si rifiuta di offrire soccorsi per mancanza di risorse economiche.

Ci vollero più di due mesi di tentativi per raggiungere la costa dell'Isola Elephant, a causa del mal tempo e delle enormi banchise che la circondavano: il 30 Agosto 1916 il Capitano Shackleton tornò dai suoi uomini dell'equipaggio e riuscì a trarli in salvo imbarcandosi su una nave militare cilena. 

Il Capitano morì pochi anni dopo, nel 1922, per un attacco di cuore proprio durante una delle sue spedizioni.

La missione Endurance racconta di giorni terribili, di freddo, di disperazione, di morte e di speranza, che oggi possiamo rivivere grazie a 22 negativi trovati intatti dopo quasi un secolo. 

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