L’Urlo di Munch potrebbe rappresentare un’eruzione vulcanica: tutte le prove a sostegno dell'ipotesi

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di Gianmarco Bonomo

18 Maggio 2024

L'Urlo è forse la più famosa opera di Edvard Munch, anche per il suo cielo fiammeggiante sullo sfondo
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Tutti conoscono l’Urlo di Munch, il celebre dipinto che rappresenta la condizione umana e riflette il timore universale provata da molti di fronte all’esistenza. Al netto del suo significato, che lo ha reso intramontabile, sono in molti a chiedersi quale sia stata l’ispirazione del pittore espressionista. In particolare, alcuni studi si sono concentrati sul cielo che si staglia sullo sfondo della figura umana: a cosa si deve la sua particolare conformazione? Può essere ricondotto a un fenomeno realmente accaduto? Scopriamolo insieme.

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L’Urlo di Munch e la sua importanza per l’era contemporanea

Edvard Munch/Public domain

L’Urlo di Munch, dipinto esistente in diverse versioni, rappresenta molto più di ciò che l’apparenza lascia intendere. Noi vediamo una figura umana spaventata su un sentiero in salita a Ekeberg, in Norvegia, e sullo sfondo un cielo fiammeggiante che sovrasta la composizione. Queste le parole di Edvard Munch sul suo dipinto:

Camminavo lungo la strada con due amici quando il sole tramontò, il cielo si tinse all'improvviso di rosso. Mi fermai, mi appoggiai stanco a una palizzata. Sul fiordo nero-azzurro e sulla città c'erano lingue di fuoco. I miei amici continuavano a camminare e io sentivo che un grande urlo infinito pervadeva la natura.

Questo evento, avvenuto fra il 1883 e il 1884, deve aver avuto un forte impatto sull’arte di Munch, tanto che dell’Urlo esistono diverse varianti. L’evento ha però incuriosito anche molti ricercatori, che da decenni cercano di capire cosa mai potesse essere successo. E forse ci sono riusciti.

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L’eruzione del Krakatoa nell’Urlo di Munch?

Edvard Munch/Public domain

Facciamo un passo indietro. Il 27 agosto 1883 avviene un'eruzione vulcanica sull’isola vulcanica Krakatoa, in Indonesia, i cui effetti potranno essere sperimentati in tutto il mondo nei mesi successivi. L’esplosione infatti diffonde polvere e gas nell’atmosfera, causando tramonti e albe straordinariamente vividi a tutte le latitudini. Anche in Nord Europa.

Esistono diverse testimonianze degli effetti che l’eruzione del Krakatoa ha in tutta Europa. In Norvegia, in particolare, i crepuscoli rossi iniziano ad apparire alla fine del novembre 1883 e scompaiono intorno alla fine del febbraio 1884, proprio durante l’esperienza che porta Edvard Munch a dipingere il suo Skrik. Uno studio ha cercato di localizzare i punti in cui il pittore potrebbe aver visto il cielo tingersi di rosso, e sono riusciti a determinare la sua posizione a Ekeberg in modo piuttosto preciso. La geografia del luogo e la vista verso sud-ovest confermano una posizione privilegiata per osservare i tramonti rossi dovuti al Krakatoa.

Le nubi madreperlacee nell’Urlo di Munch?

Un esempio di nubi madreperlacee, che potrebbero spiegare il cielo nell'Urlo di Munch

Alan Light/Wikimedia Commons - CC BY 2.0 DEED

Non è tuttavia detto che il tramonto presente nell’Urlo di Munch raffiguri gli effetti dell’eruzione del Krakatoa. Secondo altri ricercatori, infatti, il cielo nel dipinto potrebbe in realtà rappresentare delle nubi madreperlacee, un fenomeno tipico delle regioni polari ma molto raro a latitudini più temperate. Si tratta di fenomeni osservati nella Norvegia meridionale intorno agli anni Ottanta e Novanta dell’Ottocento, proprio durante la passeggiata di Edvard Munch a Ekeberg. Da questo punto di vista, l’analisi del colore sembra suggerire quindi un tramonto madreperlaceo e non uno dovuto alle ceneri vulcaniche.

Nonostante il grande interesse degli studiosi per il dipinto, sembra che l’Urlo di Munch continuerà a mantenere un certo mistero. Certo è che quel cielo comunica alla perfezione la sensazione negativa che il soggetto in primo piano sta provando, a prescindere dal fenomeno che ha ispirato il pittore norvegese. D'altronde, anch’esso è confluito nel messaggio della sua arte.

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