Una nuova tecnica riporta le antiche fotografie rovinate al loro aspetto originale, mostrando i volti del passato

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di Francesca Argentati

11 Maggio 2024

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Molte fotografie dei secoli scorsi sono sopravvissute fino a oggi, ma sono gravemente compromesse: una nuova tecnica ha reso possibile riportarle agli antichi fasti e mostrarne il contenuto originale

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Il vero aspetto delle fotografie dell'Ottocento

Canadian Light Source/Youtube screenshot

In passato, l'unico modo per immortalare la propria immagine nel tempo era quello di commissionare un ritratto, ma soltanto pochi facoltosi potevano concedersi questo lusso. Una volta subentrata la fotografia le cose sono cambiate, ma di certo gli scatti d'epoca in bianco e nero erano molto diversi dalle fotografie che conosciamo oggi.

Non solo i dettagli erano meno definiti, ma anche il tempo ha operato sulle immagini dell'Ottocento, molte delle quali oggi appaiono sbiadite e significativamente ossidate. Tuttavia, i ricercatori della Western University, Ontario, hanno sviluppato un metodo per farle tornare "come nuove". Si tratta di una tecnica che non solo è in grado di mostrarci il vero aspetto di una fotografia antica, ma che può anche essere applicata ad altri reperti storici e sfruttata per evitare, o meglio prevenire, il deterioramento dei materiali odierni.

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Luce di sincrotrone per tornare al passato e preservare il futuro

Un dagherrotipo del ritratto di una signora del XIX secolo proveniente dalla collezione di NGC a Ottawa

Science Direct

Il team di ricerca, composto da Tsun-Kong Sham, docente di chimica, e i suoi colleghi, ha messo a punto una tecnica di imaging al sincrotrone capace di ripristinare i vecchi dagherrotipi rovinati, lastre di rame rivestite d'argento nonché primissime forme di fotografia inventati nel 1839. Non è la prima volta che il professore mette a punto un sistema efficace in questo senso: già nel 2018 aveva proposto una strategia funzionale e questa non solo si riconferma altrettanto utile, ma fa dei passi avanti.

Può recuperare le antiche fotografie a prescindere dallo stato di danneggiamento superficiale, dovuto sia allo scorrere del tempo che all'usura. Gli scienziati hanno impiegato le linee di luce della Canadian Light Source dell’Università del Saskatchewan. Sham ha spiegato che "questa tecnica può essere ampiamente utilizzata in tutti i campi della scienza, dall'osservazione dei tessuti alla scienza dei materiali. Si può determinare se e come un metallo può essere resistente alla corrosione o qual è il prodotto di quella corrosione e la sua distribuzione sulla superficie, ma anche tornare indietro e prevenire tale corrosione."

La luce di sincrotrone, quindi, "aiuta a studiare il passato e a prevenire la corrosione del futuro."

La tecnica può essere applicata anche ai fossili

Canadian Light Source/Youtube screenshot

Una vera e propria macchina del tempo per i dagherrotipi, ma non solo. Le molteplici applicazioni della tecnica sono possibili grazie al fatto che i raggi X del sincrotrone possono rilevare qualunque elemento, individuarne i contorni chimici e la posizione nel materiale strato per strato. Per quanto riguarda i fossili e l'antiquariato, questo potrebbe rappresentare un'importante svolta nei casi in cui la superfice dei manufatti sia gravemente deteriorata.

Sham ha lavorato su dagherrotipi provenienti da collezionisti privati e dalla National Gallery canadese, tutti estremamente ossidati e danneggiati. Se le particelle dell'immagine sotto l'ossidazione restano intatte, la tecnica ha un indiscusso successo: "Rivelare immagini che sembravano perdute per sempre è la cosa più emozionante. Diamo uno sguardo alle persone che vivevano nel 19° secolo che altrimenti non avremmo potuto vedere e impariamo a conoscere la loro storia e cultura."

Tuttavia, Sham ha anche sottolineato che i raggi X usati per scrutare sotto la superficie corrosa delle immagini potrebbero anche danneggiare le lastre dei dagherrotipi: "Di solito non danneggiano visibilmente i metalli, quindi non pensavo che avrebbero influito sulle lastre, ma forse le impurità chimiche o la corrosione stessa sul dagherrotipo si sono riscaldate e hanno lasciato un piccolo segno nel punto in cui è passato il raggio di luce dei raggi X."

In ogni caso, un "piccolo danno" è perdonabile se il risultato è quello di poter osservare i volti del passato che altrimenti sarebbero andati perduti.

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