Il Giappone nomina un "Ministro della solitudine" per prevenire l'aumento vertiginoso dei suicidi - Curioctopus.it
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Il Giappone nomina un "Ministro della solitudine" per prevenire l'aumento vertiginoso dei suicidi

24 Febbraio 2021 • di Lorenzo Mattia Nespoli
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La pandemia di Covid-19 ha lasciato dei segni profondi in tutti noi, non solo per quanto riguarda gli aspetti sanitari, ma anche e soprattutto per quelli sociali e psicologici. Restrizioni, rinunce, cambiamenti di abitudini e confinamenti, per quanto necessari, sono sicuramente prove dure da affrontare, alle quali ognuno reagisce in modo diverso.

Dall'accettazione alla tristezza, fino ad arrivare a gesti estremi: purtroppo anche questo è un triste risvolto della situazione che stiamo vivendo. In Giappone, ad esempio, per la prima volta in 11 anni, il tasso di suicidi è aumentato del 70% rispetto all'anno precedente. Per cercare di arginare questo fenomeno, il Paese del Sol Levante ha deciso di prendere delle contromisure forti e ufficiali, nominando un "Ministro della solitudine".

Proprio così. Può apparire inconsueto in contesti ufficiali come quelli di governo, ma Tetsushi Sakamoto è stato proprio incaricato dal premier giapponese Suga di occuparsi dei preoccupanti dati che arrivano sul fronte suicidi. Stando alle cifre diffuse, da quando è iniziata la pandemia la situazione è peggiorata in modo davvero notevole. Quasi 21.000 persone si sono tolte la vita nel 2020, la depressione è diffusa, e gli aumenti sono evidenti soprattutto tra le donne e i giovani.

"Le donne, in particolare, si sentono più isolate ed è giunto il momento di affrontare seriamente la questione, esaminandola e proponendo una strategia globale" ha detto Suga. "Il nostro obiettivo è quello di promuovere attività che prevengano solitudine e isolamento sociale, e che proteggano i legami tra le persone".

Le abitudini dei Giapponesi, rispetto al periodo precedente alla pandemia, sono radicalmente mutate. "Prima del coronavirus, la giornata tipica per coloro che vivevano da soli nelle città urbane sarebbe stata questa: lavorano dalla mattina alla sera, prendono qualche drink dopo il lavoro o cenano fuori con gli amici e poi tornano a casa al lavoro" ha detto Manjo Shimahara, responsabile di un think tank che si sta occupando del problema "Per loro, la casa era semplicemente il luogo dove tornavano a dormire". Certo, non si tratta di cambiamenti validi e limitati al solo Giappone, ma in una società come quella nipponica è normale che uno stravolgimento così grande abbia avuto delle ricadute pesanti.

Solitudine, isolamento e depressione sono dunque le grandi questioni da affrontare, specie in un periodo così buio come quello che il mondo sta vivendo. Non resta che augurarsi che le misure prese a livello governativo in Giappone possano portare i loro risultati e servire come spunti anche ad altre realtà.

Voi che ne pensate? Il governo nipponico ha fatto una scelta giusta?

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